Archivio | dicembre, 2008

Gita a Weissensee

17 Dic

Se capita anche a voi di avere giornate no, se vi è toccato in sorte, come a me, un temperamento saturnino, se il periodo natalizio vi sta dando il colpo di grazia e avete deciso di vedere che effetto fa arrendersi alla maliconia e farsi del male fino in fondo: il posto ideale è Weissensee, quartiere a nord est di Berlino, in una grigia mattinata di dicembre. Lo posso garantire personalmente. Una speciale forma di tristesse vi avvolgerà già in tram – e se siete in vena, potrete fare anche qualche interessante annotazione sociologica. Per esempio lo strano fenomeno per cui, quando si va da nord verso il centro, il mezzo è pieno di giovani gagliardi o di famigliole; nella direzione opposta (appunto verso Weissensee) ci sono solo vecchietti e vecchiette. Che questi vivono in un altro mondo lo si capisce dai cappelli. Gli uomini indossano berrette con la visiera uscite direttamente da un documentario sui lavoratori della Germania Orientale, le donne strane costruzioni in pelo. È la conferma che il quartiere di Weissensee non solo faceva parte di Berlino est vent’anni fa, ma lo è rimasto. Almeno in parte. Così ha mantenuto un’atmosfera tutta sua: qui il trendy non è arrivato, le facciate delle case sono ancora color topo, e al posto dei caffé ci sono farmacie, pompe funebri, discount ed estemporanee casette a due piani, col tetto a punta come nelle favole. Ci sono negozi tipo “Cucine dell’Est”, tanto per ribadire il senso di appartenenza ad un altro mondo, e assurdità come il ristorante “Osseria” (gioco di parole tra l’italiano “Osteria” e “Ossi”, diminutivo per indicare una persona della ex Germania Est: purtroppo per un italiano il risultato non è proprio invogliante).

Questo insieme, osservato attraverso le finestre azzurrine del tram, risulta dolcemente depressivo. Il lago Weisser See meta della mia gita “facciamoci del male” non è da meno: nebbia, scivoli deserti, e la costruzione anni Settanta del ristorante “Milchhäuschen” (“La casetta del latte”). Entro e capisco dove stavano andando tutti i vecchietti in tram: qui. Questo, penso, è il posto ideale per sentirsi malinconici fino in fondo e senza compromessi. Dalle finestre si vede il lago grigio, le pensionate (con dei cappelli più eleganti, segno di status sociale più elevato) mangiano montagne di patate arrostite in padella e chiacchierano di problemi di salute, sulle tovaglie stelline di carta stagnola tentano di ravvivare l’atmosfera. Purtroppo il conto, un po’ troppo elevato per un semplice caffé, provvede a concretizzare rapidamente il tutto. Mi rendo conto di avere una gran fame e nessuna voglia di patate arrosto. Sotto la pioggia il fascino di Weissensee si squaglia rapidamente. Ora di finirla con la malinconia, penso. Forse potrei andare a pranzare al ristorante “Osseria”. O forse meglio di no.

 

Ristorante „Milchhäuschen“, Parkstraße 33 a, 13086 Berlin

Consigliato a: in inverno a temperamenti malinconici e pensionati. In estate, a tutti.

Bambini a Berlino: giochi e caffé d’inverno

9 Dic

Attenzione: quelli che non hanno figli al di sotto dei dieci anni passino pure oltre. Tutti gli altri, invece, leggano pure con invidia oppure si preparino a un viaggetto quassù.

Sabato ho fatto una scoperta che spero cambierà in meglio i lunghi pomeriggi invernali. Ora, di sicuro i genitori di Prenzlauer Berg non possono lamentarsi: il quartiere non solo può vantare la più densa popolazione di bambini in tutta Berlino, ma anche di parchi giochi e attività per i pargoli. Ce ne sono per tutti i gusti e ad ogni angolo, e credo che in numero battano anche la pur notevole quantità di locali trendy. E forse, se c’è un motivo per cui la maggior parte dei neopapà e mamme della capitale aspirano a venire a vivere qui, non è per la qualità delle scuole o degli asili, ormai stracolmi, ma per il semplice fatto che possono avere figli e continuare a sentirsi parte di una qualche forma di vita sociale. Così la sera si vedono aggirare coppie con strani rigonfiamenti e lucine sotto la giacca: sono i forzati del baby phone, che escono alla chetichella controllando il proprio infante grazie a questo prodigio della tecnica e bevono una birra velocissima nel bar sotto casa, l’apparecchio (che di solito ha la forma di un orsetto e fischia in modo lancinante non appena perde la ricezione) sul tavolo e il piede sulla linea di partenza, pronti a spiccare la corsa verso casa.

La proprietaria di Babars

La proprietaria di Babars

Un’altra buona soluzione per tenere viva questa illusione di vita sociale sono i caffé con annesso angolo giochi. Uno di questi è di fronte a casa mia: la proprietaria, una spagnola vivacissima, gestisce nelle due stanze del suo locale Babars frittelle, caffé, automobiline, castelli medievali e una quantità impressionante di bambini gattonanti. Babars è stato per qualche anno la mia salvezza dalla noia invernale, quando il parco giochi è off limits e la casa troppo silenziosa. Purtroppo ora il sangue del mio sangue, ormai in prima elementare, si rifiuta di mischiarsi ai piccoletti. E che fare, quando alle quattro e mezza è già buio e pioviggina, pioviggina, pioviggina? Per fortuna hanno aperto un altro caffé con una formula molto simile, ma adatto anche ai più grandi. Qui i bambini sopra i due anni pagano un ingresso di 2.50, quelli sopra l’anno 1.50. Ma sono soldi spesi bene. Un investimento per la propria tranquillità. Nella sala di ingresso ci sono tavolini e poltrone per i genitori; un recinto pieno di giochi per i più piccoli; e poi si entra nel paradiso, un’intera stanza attrezzata con gonfiabili, piscine di palline, scivoli, reti e impalcature per arrampicarsi. Morale: la luce dei miei occhi è sparita immediatamente lì dentro e ne è riemersa (sempre più sudata e con meno vesititi addosso) solo due o tre volte in tutto il pomeriggio, per esigere da bere. E io ho potuto chiacchierare con un’amica, il cui figlio gattonava tranquillamente in giro, riuscendo addirittura a portare a termine le frasi con soggetto, verbo e complementi vari. E pure qualche avverbio, più un latte macchiato e una fetta di torta.

Babars, Gethsemanestr. 8, www.babars.de

Das Spielzimmer, Schliemanstrasse 37, http://www.das-spielzimmer.net

Consigliati a: mamme chiacchierone, bambini stufi delle mamme chiacchierone.

Bene e male: ballare e mangiare da Clärchen Ballhaus

8 Dic

Nascosto nel mezzo di Berlino, dove i turisti in sciami rimangono prima a faccia in su a guardare le decorazioni dei cortili di Hackescher Markt per poi appiccicare i nasi alle vetrine dei vari adidas, carhartt e sisley, c’è un posticino chiamato Clärchen Ballhaus: ovvero la sala da ballo “Claretta”.

Il posto fa giustizia al suo nome: un misto di kitsch e atmosfera retrò in un signorile palazzo ancora molto “DDR”, cioè dalla grigia facciata romanticamente sgretolantesi dietro un giardino un po’ selvaggio. A dimostrare il gusto per la tradizione il locale, aperto dal 1913, offre la domenica pomeriggio il tè danzante, il martedì il tango e il mercoledì lo swing. Il venerdí e il sabato invece possono osare entrare anche i comuni mortali come me, troppo scoordinati per muoversi in coppia, a ballare su musica rock senza troppe pretese (anche dal vivo). ballhaus_01

Ma da Clärchen non è la qualità della musica che conta; a renderlo particolare è l’atmosfera. La prima volta che ci sono andata sono rimasta conquistata dell’elegante vecchietto al guardaroba, con un papillon di seta verde, e del buttafuori che invece di grugnire tiene la porta aperta alle signore e sorride. Probabilmente a causa di questa insolita gentilezza all’ingresso, l’interno è affollatissimo e caldissimo. Nel salone, dalle pareti coperte di lamè, c’è di tutto: coppie di una certa età che hanno evidentemente sbagliato serata, ragazzini che festeggiano il compleanno, turisti di ogni nazionalità e in generale gente che ha voglia di divertirsi senza troppe complicazioni. Tra la folla danzante scivolano camerieri e portano sui vassoi enormi fette di torta – già, perché Clärchen è anche ristorante. Purtroppo però quel che vale per la sala da ballo – ovvero il buon umore e un certo rilassato nonsoché – non vale per il ristorante, dove i camerieri fanno a gara di arroganza e spocchiosità. Vero che a Berlino i concetti di “servizio” e “cortesia col cliente” non sono ancora stati compresi fino in fondo, ma da Clärchen si esagera: il cameriere porta l’ordinazione sbagliata e rimprovera il cliente che non è stato abbastanza chiaro; la tovaglia vecchia macchiata di vino non viene cambiata, e non bisogna protestare; chi osa fare una richiesta che disturba la calma nirvanica del personale viene ironicamente redarguito. Il cibo è buono, ma se una persona è appena relativamente suscettibile la digestione viene irrimediabilmente rovinata da un travaso di bile – tanto è vero che ieri sera siamo fuggiti ancora prima di ordinare, inseguiti dal cameriere che ci consigliava, avendo noi tanta fretta e pretese, di andarcene pure da Mc Donalds: una buona idea. 

 

Clärchen Ballhaus, Auguststr. 24

Consigliato a: nostalgici e amanti del rock standard (club); masochisti (ristorante).

Club e musica dal vivo: Supamolly

1 Dic

La ricerca del club giusto con musica giusta e gente giusta non è cosa facile a Berlino. Soprattutto se si devono mettere d’accordo più persone. Ma alle volte capita la fortuna di avere più o meno gli stessi gusti e di trovare un posto con ingresso a buon prezzo, musica alternativa e atmosfera old Berlin, ovvero un po’ sgarrupata, affumicata e molto, molto rilassata.

 Il caso fortunato stavolta è stato il Supamolly, che è a Friedrichshain, uno dei quartieri ora più in voga per le uscite serali: “in” perché ricco di offerte, accessibile e non ancora fighetto. E assolutamente non fighetto è appunto il Supamolly, che da fuori sembra addirittura una delle tante “Kneipe” dove entrare per bersi molte birre spendendo poco e discutere di profondi problemi esistenziali. Invece si tratta di un club dove si paga un ingresso abbastanza ridicolo (sabato sera erano tre euro), si attraversano un tot di stanze vuote e si arriva finalmente nel locale vero e proprio, dove si ascolta musica dal vivo e poi dj (il che ovviamente non esclude la possibilità di bere molte birre spendendo poco e discutere di problemi esistenziali).

Noi abbiamo preferito optare per le sole birre (difetto del locale: la sola birra grande è la Berliner, che è proletaria ma non proprio buonissima) senza filosofeggiare e scatenarci su musica balcanica/gipsy, osservando nelle pause una clientela parecchio colorata e di buon umore. Il che non è poco.

 

Supamolly, Jessnerstr. 41, 10247 Berlino

 

Consigliato a: chi vuole divertirsi a buon prezzo, amanti della Berliner Pilsner, amanti dei film di Kusturica.

 

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