Archivio | febbraio, 2009

Cotolette consolatorie

24 Feb

A fine febbraio Berlino dà il suo peggio. Grigia, scontrosa, e con un inverno che sembra non voler finire mai. All’ennesima giornata di neve mista a pioggia anche chi non è metereopatico lo diventa. Il rimedio migliore sarebbe poter fuggire in luoghi caldi. Ma siccome la crisi è arrivata anche qui (anzi, da noi è arrivata prima che dagli altri), meglio ripiegare sulla strategia numero due: uscire a mangiare una bella cotolettona con qualche birra di accompagnamento e dimenticarsi del clima.
La cotoletta in Germania non è alla milanese ma è viennese (Wienerschnitzel): sottile, larga, croccante e dorata. Deliziosa, per esempio, è quella del ristorante “Austria” (specializzato, indovinate un po’, nella cucina austriaca) a Kreuzberg. Purtroppo è anche cara e siccome la suddetta crisi incalza, meglio ripiegare sulla cotoletta – forse non così eccelsa, ma lo stesso buona e consolatoria – di un piccolo ristorante che si chiama Brüning. Il locale è arredato in modo simpatico, prendendo un po’ in giro il “classico” stile germanico-austiaco (per esempio la porta è sorvegliata da una volpe impagliata) ed è vicino ad una delle piazze più “in” di Berlino, Helmoltzplatz. Il personale è simpatico, i bambini vengono subito forniti di pennarelli e fogli da colorare, il rapporto qualità-prezzo è ottimo: con meno di dieci euro si mangiano cotoletta e contorno (una specialità da provare è l’insalata di patate, che è molto più buona di quello che il nome non lascerebbe supporre). Il martedì poi è l’Happy Hour della cotoletta e i prezzi sono ancora più bassi. Insomma, non riesco a capire perché questo locale sia spesso vuoto. Errori di marketing? È mancato il passaparola? Ad ogni modo – affinché questo blog abbia, finalmente, un minimo di utilità – lancio un appello: salviamo Brüning…andiamo a mangiare la Wienerschnitzel.
Altri posti dove mangiare tedesco? In zona Prenzualerberg c’è anche la Thüringer Stube, nella Stargarderstr. 28. Si gustano arrosti, pesce, Klöße (che sono degli gnocconi di patate) e altre specialità. La prole ha un menù da colorare tutto per lei e gli orologi a cucù da osservare alle pareti. Ma è meglio evitare le ore di punta, perché alle volte il servizio rallenta inesplicabilmente e – soprattutto se si è in compagnia di bambini – non ci sono orogolig a cucù che tengano, per far passare il tempo… (NiG)

Austria, Bergmannstr. 30, Kreuzberg
Brüning, Schliemannstr. 16, Prenzlauer Berg
Thüringer Stube, Stargarderstr. 28, Prenzlauer Berg

Stop killing your customers!

15 Feb
Video di Korpys & Löffler

Video di Korpys & Löffler

 

„Embedded Art“, mostra alla Akademie der Künste.

 

 

Deve essere una riflessione sul rapporto tra arte, media e guerra, ma comincia male: qualche installazione che sembra un videogioco, un po’ di iterattività, un po’ di rumori in sottofondo. Si cammina e si pensa: già visto, già sentito. Poi inizia a funzionare. In una sala 12 schermi, disposti simmetricamente, alternano immagini a ciclo continuo e riprese dei visitatori dai piani inferiori della mostra. Reazione del mio accompagnatore: io là sotto non ci vado, se devo essere filmato e se mi possono osservare da qua. Facciamo qualche considerazione su quante volte siamo ripresi, tracciati e archiviati senza rendercene conto. Poi è il turno di un video di Korpys & Löffler sull’utilizzo di una nuova arma, il Taser, che funziona come un elettroschock, e che alcuni poliziotti tedeschi imparano a conoscere provandolo su se stessi in un workshop. Impagabili le espressioni di quelli che stanno per essere colpiti, i colleghi che sorridono tenendoli immobili sotto le spalle. È una prova da uomini, come una specie di iniziazione, poi il colpo parte, la vittima urla, cade a terra. I sorrisi si gelano per un attimo e compare la paura. Se la fanno passare presto: il collega viene aiutato a rialzarsi e congratulato con pacche sulla schiena. Uno di loro descriverà l’esperienza così: “È come se ti sfilassero dal corpo tutti i nervi”. A proposito di armi come il Taser, pensate per immobilizzare ma non uccidere, cinque quadri tra il surrealista e il naif di Moritz ® raffigurano altrettanti “Mostri della pace”, ovver colonnelli e maître à penser delle gerarchie militari che utilizzano forme astruse di psicologia e parapsicologia per escogitare armi alternative – che poi si rivelano essere forme forse più raffinate di tortura. “Stop killing your customers!”, smettete di uccidere i vostri clienti, è il motto di uno di questi amici dell’umanità. Poi ci sono foto  dalle zone di guerra, interviste, documentari la cui durezza è tanto necessaria quanto istruttiva – come quello sui “donatori” di organi di un sobborgo di Manila. Si esce dalla mostra sapendo alcune cose più di prima, o per lo meno con un po’ più di curiosità – e di inquietudine. Ma per fortuna non manca il necessario pizzico di ironia: le guide della mostra indossano sì giubbotti antiproiettile, ma a quadrettini, ton sur ton con la camicia. Il difetto: la visita guidata, nelle cantine della Akademie der Künste,  è in tedesco.

 

Embedded art. Kunst im Namen der Sicherheit
Akademie der Künste, Pariser Platz 4, Berlin-Mitte
24.01.2009 – 22.03.2009
Martedì-domenica, 11.00 – 20.00.

 

 

La parte scomoda

1 Feb

Che ci sono ristoranti e club e musei a Berlino ormai lo sappiamo. Che vale la pena di esplorarli, di notte e di giorno, pure. Ma oggi voglio parlare di qualcuno. In ogni città le persone sono più interessanti dei bar. E qui – sarà perché la vita costa poco, o perché questa città è come un gran catino che raccoglie tutti senza troppe domande – ho conosciuto gente così diversa da quello che sapevo e conoscevo, che mi pare valga la pena di raccontarla.

Una di loro è la mia amica N. N. è una di quelle persone che attraversano la vita lottando, e che sono talmente abituate a farlo da continuare a lottare anche quando non ne vale più la pena, quando i nemici sono da tempo scomparsi – e forse è solo l’abitudine a difendersi a farli immaginare ancora dappertutto. Viene dalla ex Jugoslavia e ne ha la pronuncia scura, aspirata, che rende il suo umorismo nero ancora più difficile da capire per il tedesco medio. N. lotta contro le vecchiette – da lei definite naziste – che assiste il pomeriggio, e contro il sonno quando all’alba va a pulire un paio di ristoranti. Lotta contro la paura che il permesso di soggiorno le venga revocato – nel caso le vecchiette non abbiano più bisogno di lei – e per pagarsi l’affitto ogni fine mese. Lotta contro chi le taglia la strada in bicicletta (non vorrei essere il malcapitato) e contro la lingua tedesca: visto che non riesce a ricordarsi di che genere sono le parole ha trovato un suo sistema per aggirare la difficoltà e ha eliminato totalmente gli articoli dal suo vocabolario. Così riesce a parlare con termini sceltissimi, da professoressa universitaria, utilizzando una costruzione della frase assolutamente perfetta, ma senza articoli, ottenendo un effetto assolutamente paradossale. Paradossale è anche il fatto che è capace di spendere i soldi guadagnati durante una giornata di lavoro per offrire agli amici una cena o una serie di birre a ciclo pressoché continuo. E non si può cercare di dissuaderla e pagare il proprio: si offende. Perché è generosa, e più beve, più diventa generosa. Ma non se ne è mai pentita. Solo una volta, quando ha bevuto talmente tanto che non ha più saputo trovare la bicicletta per andare a casa, e ha dovuto farsi imprestare i soldi per prendere un taxi. È stata la sera in cui io ero talmente storta da pedalare per quasi un’ora in direzione perpendicolarmente contraria a quella di casa mia, prima di accorgermi di aver sbagliato strada. La sera in cui siamo diventate amiche. La sera in cui ho capito come è più facile la vita quando si nasce dalla parte giusta di una frontiera – perché, come mi spiega N., le frontiere hanno sempre una parte giusta e una parte sbagliata, una parte comoda e una scomoda. E lei è nata dalla parte scomoda. (Nicoletta Grillo)

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