La parte scomoda

1 Feb

Che ci sono ristoranti e club e musei a Berlino ormai lo sappiamo. Che vale la pena di esplorarli, di notte e di giorno, pure. Ma oggi voglio parlare di qualcuno. In ogni città le persone sono più interessanti dei bar. E qui – sarà perché la vita costa poco, o perché questa città è come un gran catino che raccoglie tutti senza troppe domande – ho conosciuto gente così diversa da quello che sapevo e conoscevo, che mi pare valga la pena di raccontarla.

Una di loro è la mia amica N. N. è una di quelle persone che attraversano la vita lottando, e che sono talmente abituate a farlo da continuare a lottare anche quando non ne vale più la pena, quando i nemici sono da tempo scomparsi – e forse è solo l’abitudine a difendersi a farli immaginare ancora dappertutto. Viene dalla ex Jugoslavia e ne ha la pronuncia scura, aspirata, che rende il suo umorismo nero ancora più difficile da capire per il tedesco medio. N. lotta contro le vecchiette – da lei definite naziste – che assiste il pomeriggio, e contro il sonno quando all’alba va a pulire un paio di ristoranti. Lotta contro la paura che il permesso di soggiorno le venga revocato – nel caso le vecchiette non abbiano più bisogno di lei – e per pagarsi l’affitto ogni fine mese. Lotta contro chi le taglia la strada in bicicletta (non vorrei essere il malcapitato) e contro la lingua tedesca: visto che non riesce a ricordarsi di che genere sono le parole ha trovato un suo sistema per aggirare la difficoltà e ha eliminato totalmente gli articoli dal suo vocabolario. Così riesce a parlare con termini sceltissimi, da professoressa universitaria, utilizzando una costruzione della frase assolutamente perfetta, ma senza articoli, ottenendo un effetto assolutamente paradossale. Paradossale è anche il fatto che è capace di spendere i soldi guadagnati durante una giornata di lavoro per offrire agli amici una cena o una serie di birre a ciclo pressoché continuo. E non si può cercare di dissuaderla e pagare il proprio: si offende. Perché è generosa, e più beve, più diventa generosa. Ma non se ne è mai pentita. Solo una volta, quando ha bevuto talmente tanto che non ha più saputo trovare la bicicletta per andare a casa, e ha dovuto farsi imprestare i soldi per prendere un taxi. È stata la sera in cui io ero talmente storta da pedalare per quasi un’ora in direzione perpendicolarmente contraria a quella di casa mia, prima di accorgermi di aver sbagliato strada. La sera in cui siamo diventate amiche. La sera in cui ho capito come è più facile la vita quando si nasce dalla parte giusta di una frontiera – perché, come mi spiega N., le frontiere hanno sempre una parte giusta e una parte sbagliata, una parte comoda e una scomoda. E lei è nata dalla parte scomoda. (Nicoletta Grillo)

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