Archivio | Mag, 2009

Berlino in primavera

8 Mag

È bella Berlino in primavera. Tanto bella che ci si può scordare come il tempo possa cambiare in fretta: da un sole luminoso e dolce che rende il verde ancora più verde e fa uscire donne e uomini abbigliati come fosse estate piena (tanto che ogni volta mi chiedo: ma come faranno quando farà caldo sul serio?), a un vento burrascoso che fa rivestire tutti di corsa e toglie colore alle cose.
Per capire la temperatura ho un metodo infallibile: mi sporgo dal terrazzo e controllo quanta coda c’è davanti al gelataio vicino casa. Non si sa perché (il gelato è buono, ma non eccezionale) è famoso addirittura in tutta Berlino e l’attesa, soprattutto nell’orario di uscita dalla scuola o la domenica, può essere lunga. Ma è anche un punto di incontro: famiglie, bambini con lo zaino, coppie molto cool con occhiali da sole smisurati. Il padrone è un po’ burbero ma finalmente – dopo quattro anni di assidua frequentazione – si sgela e concede un amichevolissimo sorriso a mio figlio, come il nonno di Heidi. Ormai la visita alla “Kleine Eiszeit” è diventata un rito: un rito che segna l’inizio della primavera (apre a marzo) e la fine dell’estate (chiude a ottobre). Rimane un mistero: cosa fanno i padroni della gelateria durante gli altri mesi dell’anno. Vacanza? Lavorano in un’altra gelateria in luoghi più caldi, magari nei mari dei sud? Forse tra altri quattro anni troverò il coraggio di chiederglielo.

Kleine Eiszeit, Stargarderstr. 7, 10437 Berlin, aperta dalle 12 fino alle 20 circa.

Se il gelato è stato già mangiato, il sole continua a splendere e il pomeriggio con i bambini ancora lungo, un’altra buona idea è quella di andare al parco di Friedrichshain. I parchi sono una delle cose più belle di Berlino: tanti e ben curati. Nei giorni di bel tempo Friedrichshain è pieno fino all’inverosimile e – se non si ha voglia di giocare a palla, a volano, di leggere, di guardare le anatre nel laghetto o di pennichellare all’ombra degli alberi – si può sempre passare il tempo osservando la gente che passa. Le famiglie di Prenzlauer Berg, tutte fatte con lo stampino: bionde e belle. I gruppi di ragazzi e le nuove mode. Quarantenni foreveryoung con i jeans stropicciati e la zazzera sugli occhi con il loro pendant femminile. Di vecchietti non c’è n’è nemmeno per sbaglio: ma dove saranno finiti? Ogni tanto rimpiango i rinsecchiti parchi italiani col pensionato e il giornale sulla panchina. Di bambini invece ce n’è a bizzeffe: possono scatenarsi, invadere il parco giochi, correre attorno alle fontane. E mangiare una meritata pizza o un Bratwurst al ristorante all’aperto. Insomma, un buon modo per passare un po’ di tempo all’aperto rilassandosi.
Volkspark Friedrichshain, Prenzlauer Berg.

Se si cambia quartiere, anche la primavera appare diversa. Prenzlauer Berg alle volte sembra un po’ la scenografia di Mary Poppiny virata in versione trendy: palazzi inizio Novecento color pastello, bar e negozi di cose inutili. Prendendo la S-Bahn (la metropolitana di superficie) si può invece fare un giro a Neukölln, il quartiere “turco” di Berlino, e respirare tutta un’altra atmosfera. Neukölln non ha una bella fama: è sinonimo di zona difficile, di scuole problematiche, eccetera eccetera. Ma ha il suo fascino particolare: dai cartelloni pubblicitari IKEA che ti accolgono in tedesco e in turco, alle musiche orientali che scivolano fuori dalle finestre, alla vita che si svolge per strada. A Richardplatz (Fermata della metropolitana Karl-Marx) il miscuglio si fa perfetto: bar dove uomini con baffoni prendono il loro tè, donne velate, famiglie tedesche che vanno a mangiare al ristorante, palazzetti ben curati, case popolari, casette ad un piano, come in campagna, eredità boema. Ogni tanto, quando vado a lavorare, vedo delle signore con una borsa rossa dove c’è scritto: “Stadtteilmütter”, le “mamme di quartiere”. Sono donne (spesso turche) che si impegnano per risolvere i problemi della zona e nelle famiglie, per fare da mediatrici. Mi immagino se qualcuno, qui, osasse proporre di riservare i posti sui mezzi pubblici per i soli berlinesi. Prima di tutto i vagoni dei tram e della metro rimarrebbero vuoti e la BVG fallirebbe da un momento all’altro: di berlinesi doc, in questo miscuglio di tedeschi e stranieri, ne sono rimasti davvero pochi. E poi succederebbe la rivoluzione. Un altro dei motivi per cui amo questa città.

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