Archivio | marzo, 2010

Cosa fare a Berlino nel fine settimana? Mostra di Walton Ford “Bestiarium”.

13 Mar

Se avete programmato questo fine settimana a Berlino portatevi un bel cappotto caldo. E cercate magari di visitare un museo – così evitate di esporvi troppo all’acquerugiola e al grigiore uniforme del cielo. A me incuriosisce molto il “Bestiarium” di Walton Ford, un artista americano che non conoscevo ma a cui la Hamburger Banhof dedica una mostra fino al 24 maggio.

La Hamburger Banhof (una ex stazione ferroviaria ritrasformata in museo) è uno degli indirizzi fondamentali a Berlino per l’arte moderna e contemporanea e vale una visita giá di per sè. E i quadri di Walton Ford in più sembrano particolarmente intriganti. Si tratta sempre e solo di animali (per questo il titolo “Bestiario”), dipinti con amore per il dettaglio, come in un’illustrazione ottocentesca, ma di dimensioni realistiche, e che a guardar bene rivelano dettagli paradossali e surreali: per esempio le scimmie che banchettano su una tavola perfettamente apparecchiata, o un animale metà zebra e metà…non so. Ad ogni modo il vantaggio della Hamburger Banhof è che se la mostra non piace, o l’arte contemporanea si rivela troppo incomprensibile, ci si può sempre consolare con le torte della caffetteria del museo, care ma deliziose. Un rituale con cui io concludo ogni mia visita.

http://www.hamburgerbahnhof.de
Invalidenstraße 50
10557 Berlin

http://www.waltonford.org

Il film “Il nastro bianco” e la campagna attorno a Berlino.

12 Mar

Non ha vinto l’Oscar, ma rimane secondo me uno dei film più interessanti – e inquietanti – usciti nel 2009. Meglio però non andare a vedere “Il nastro bianco” di Michael Haneke se si siete già depressi o malinconici per conto vostro: potrebbe darvi il colpo di grazia.

I misteriosi omicidi in un paese apparentemente idillico, sperso chissà dove nella campagna tedesca, alla vigilia di una guerra; il clima di bigottismo e di sopraffazione nascosta che pervade tutto e tutti; il bianco e nero elegantissimo, che sembra inchiodare i personaggi definitivamente al loro isolamento, alla muta reciproca violenza; insomma, non è certo un film di evasione.

E l’effetto inquietante aumenta ancora se, come me, conoscete i posti vicino a cui è stato girato il film: ad un centinaio di chilometri da Berlino, in una campagna piatta di boschi, fiumi, laghi, casette ad un piano in fila lungo la strada acciottolata, dove la domenica tutto è silenzio e la sera le luci si spengono prestissimo. Alcuni amano questa campagna; io l’ho sempre trovata un po’ triste, non mi ci trovo a mio agio (anche perché so che è proprio qui che i neonazisti trovano i loro nuovi sostenitori). E la psichiatra che vede con me il film conferma la mia impressione: “Non sai quanti casi di violenza domestica – mi dice – arrivano in ospedale da questi posti”.

Non tutti però la pensano come lei. Una fila di vecchietti e vecchiette vestiti a festa e in prima fila nel cinema commenta ad alta voce sui titoli di coda: “Che stupidata! Che sciocchezze! Che robaccia!”. Sono venuti apposta perché hanno sentito che il film è stato girato proprio nel paesino dove vivono e ora sono delusi e arrabbiati. La loro “Heimat”, il loro paese, che viene trattato così.

Io penso che non so cosa pensare, che in fondo non ho voglia di pensarci su troppo, e decido di andare a bermi una birra. Chissà che la malinconia non passi. (nig)

Mattoncini di lego e arte contemporanea: l’iniziativa “dispatchwork” a Berlino

11 Mar

Me la segnala un amico su Facebook e io volentieri la rilancio. Si tratta di un’iniziativa buffa, che a Berlino proprio si addice: riempire le crepe, le fessure dei monumenti o delle facciate con dei coloratissimi mattoncini di lego. Non l’hanno fatto solo a Berlino, ma anche in tante altre città del mondo e le hanno dato il nome di “dispatchwork”. Andrò a controllare se i mattoncini ci sono ancora…ma prima mi godo le foto sulla loro pagina internet.

http://www.dispatchwork.info/berlin/

foto di Kathleen Waak, da http://www.dispatchwork.info

Gelato e primavera a Berlino: “Die kleine Eiszeit”

10 Mar

Capisco che sta arrivando la primavera non dalle rondini (che arrivano ben più tardi), non dalla temperatura (che quest’anno si ostina a rimanere nei dintorni dello zero), e non dagli alberi (che sono ancora rinsecchiti). Io capisco che sta arrivando la primavera dal fatto che riapre la gelateria sotto casa. Si chiama Die kleine Eiszeit – gioco di parole tra “Il momento del gelato” e “Era glaciale” – e, come tutte le piccole gelaterie berlinesi che si rispettino, chiude da ottobre a marzo.

Tra bambini e adulti è tutto un fiorire di supposizioni: cosa farà il gelataio in questo periodo? Forse si trasforma in Babbo Natale, dicono i più piccoli. Se ne starà in vacanza ai Caraibi, suppongono invidiosi gli adulti. Ma lui, il gelataio con l’aria burbera e la barba bianca, non rivela nulla. Il segreto fa parte della sua aura. E della mitologia della sua gelateria: il gelato è buono, per l’amor del cielo, ma niente di speciale. Eppure la coda davanti al suo negozio è lunghissima. Perché è un rituale, uno di quelli che scandiscono l’anno, che dividono le stagioni, che rendono i pomeriggi un pomeriggio di festa.

I bambini origliano attraverso la saracinesca ancora chiusa i movimenti, i rumori che vengono dall’interno del locale. Come lo sciogliersi dei ghiacci eterni. Tra poco faremo di nuovo la coda davanti alla gelateria Eiszeit, è quasi primavera.

Gelateria Die kleine Eiszeit
Stargarder Straße 7
10437 Berlin
030 4479037

Biblioteche a Berlino e civiltà: il Grimm Zentrum

9 Mar

È stato amore a prima vista. Non solo per l’estetica; no, vista da fuori è un edificio, moderno, razionale, ma in fondo come tanti altri. Dentro peró. Sto parlando della nuova biblioteca della Humboldt Universität di Berlino, il Grimm-Zentrum dell’architetto Max Dudler.

Il bello qui è che sembra tutto fatto per semplificarti la vita: ci sono cestini a disposizione per trasportare libri e notebook (le borse vanno lasciate negli armadietti); i libri possono essere consultati in loco anche senza tessera (quella serve per prenderli in prestito); il prestito ve lo potete gestire da soli a senza fare code, come ad una cassa automatica; ci sono spazi prenotabili per il lavoro di gruppo e anche uno spazio attrezzato per i bambini, nel caso siate dotati di pargoli ma non di baby sitter e dobbiate lo stesso lavorare un po’ in biblioteca. La pianta quadrata dell’edificio rende facile orientarsi o cercare i libri anche alle persone dotate del senso d’orientamento di un organismo monocellulare, come me. E poi è bella, ammettiamolo: l’ambiente open space è funzionale, dominato da un legno caldo, luminoso, elegante. Siedo e vedo il cielo, vedo i libri, vedo altre persone concentrate come me sul loro lavoro.

Ma sapete qual è la cosa migliore? La sensazione di essere presi sul serio. La sensazione che qualcuno, in questa città, è disposto a investire soldi per creare un ambiente ideale per lo studio. Che chi frequenta l’Università, fa ricerca, o semplicemente vuole impiegare un po’ del suo tempo per cercare di formarsi delle idee leggendo non è l’ultimo idiota, da trattare a scarti e rimasugli, ma una persona che va sostenuta. Anche creandole un ambiente bello intorno. Sará pure un vizio, va bene, in mezzo alle mille necessità di una città, ma io lo ritengo essenziale. E civile. (nig)

L'ingresso del Grimm Zentrum

La festa della donna a Berlino: incomprensioni culturali

8 Mar

Che i simboli spesso non sono così universali come si tende a credere l’ho capito un giorno della festa della donna di un po’ di anni fa. Ero all’inizio della mia avventura berlinese e stavo facendo un praktikum, o stage, in una start-up – ovvero una di quelle ditte informatiche che all’inizio del millennio spuntavano dappertutto come le margherite in un prato – e avevo delle colleghe tedesche anche loro molto start up: giovani e toste, insomma.

L’8 marzo ci siamo fatte gli auguri come di dovere e poi io ho avuto la pessima idea di annunciare: “Mi spiace, avrei voluto portarvi in regalo delle mimose ma non ne ho trovate da nessuna parte”. Vero: avevo cercato, ma nessun fiorista aveva mimose. Sarà per il clima, avevo pensato ingenuamente. I volti delle mie colleghe si sono oscurati: da amichevoli/ridanciani a maschere sfingiche. “Mimose?”

C’è voluto del bello e del buono per capire che “Mimosa” qui è un’offesa. Dare a una persona della “mimosa” significa accusarla di essere esageratamente sensibile, di offendersi per niente, di essere insomma una delicatina/deboluccia. Ho cercato di chiarire che si trattava di una tradizione italiana, ma non sono sicura di esserci riuscita. Sotto sotto hanno continuato a pensare: dare a una donna delle mimose nel giorno della festa delle donne. Che scherzo di pessimo gusto. (nig)

Berlino che cambia. Da anarchica a immobiliare.

5 Mar

Ops. L’anno scorso ho segnalato un bar per bambini che adesso non c’è più. Si chiamava Babars, al suo posto ora finestre sbarrate e lavori in corso.

La cosa non sarebbe forse così importante, se questo non fosse un altro sintomo di quanto Berlino sta cambiando. Babars esisteva ed era un po’ anarchico, come piace ai bambini, e a me: la proprietaria, un’artista spagnola, aveva trasformato un appartamento del piano rialzato di un palazzo, freddo e un po’ buio, in un caffé con pedana per spettacoli teatrali e angolo giochi. Lì si trovavano mamme stressate vogliose di chiacchiere, prole impiastricciata e i rari vecchietti rimasti nel quartiere. La sera ci si potevano festeggiare compleanni e si faceva musica.

Babars è stato sfrattato, come molti degli abitanti di quel vecchio palazzo, perché la casa è stata acquistata da un qualche gigante immobiliare e ora viene ristrutturata in appartamenti di lusso, che verranno riaffitattati o venduti al doppio del prezzo.
Se volete godervi Berlino com’era sbrigatevi a venire, prima che cambi troppo.

Jazz in Berlin und NY Gefühl: b-flat

4 Mar

Heute Abend wollen wir zur Abwechselung mal einen „gepflegten Abend“ erleben. Was ist dann besser als Jazz? Und das bekannteste Laden für Jazzmusik in Berlin – wenigstens das mir bekannteste – ist der b-flat, in der Rosenthalerstrasse. Eine Freundin versucht, mir die Architektur, die Struktur des Jazz zu erklären. Aber die Musik muss ich vor allem sehen, um sie zu verstehen: der Glanz der Instrumente, die Bewegungen des Schlagzeugers, die Anstrengung des Saxofonistes, die warme Farbe des Kontrabasses, die Konzentration der Musiker. Manche Gäste hören zu mit der fast religiösen Aufmerksamkeit, die die Deutsche der Musik widmen; manche Touristen nicken ein. Und ich beobachte sie, die Band, und aus den Schaufenstern den entspannten Abendsverkehr in der Rosenthalerstrasse, die Klassenfahrten, die Fahrräder. Am Ende des Konzerts sind die Fenster beschlagen, es bleiben nur Schatten und Lichter. Mit dem Jazz im Hintergrund könnte man denken, wir sind in New York. Zur Abwechselung, halt.

b-flat, Rosenthalerstrasse 13, Berlin.
http://www.b-flat-berlin.de

Un locale storico del jazz a Berlino: il b-flat

4 Mar

„Gepflegt“, si dice in tedesco, ovvero: un po’ su di tono. Per cambiare stasera si va al b-flat, locale storico del jazz berlinese. L’ingresso, per gli standard di qui, non è pochissimo: 10 euro. Ma per i 10 euro si ha appunto una serata di qualità, “gepflegt”: ci si siede ad un tavolino, proprio sotto la pedana dei musicisti, si beve una birra o un cocktail, si sgranocchiano noccioline, si guardano i tedeschi, che ascoltano le bands con la tipica religiosità che gli autoctoni dedicano alla musica, e i turisti, che, quando la musica diventa troppo sperimentale, socchiudono gli occhi per un veloce pisolino. L’amica con cui sono venuta qui cerca di spiegarmi l’architettura, la sintassi del jazz; io so di non avere orecchio, la musica la devo vedere, per capirla, devo vedere gli strumenti e i movimenti del batterista, la fatica di soffiare nella tromba, la concentrazione del bassista. E quando ho voglia di distrarmi guardo dalle ampie vetrate

Le vetrate del b-flat

il movimento di gente che va e che viene lungo la Rosenthalerstrasse, il rilassato traffico serale, i gruppi di ragazzi con la birra in mano, le biciclette. Alla fine della serata le vetrate sono tutte appannate, rimangono solo ombre e luci – con le note del jazz in sottofondo, basta poco per immaginarsi di essere a New York, tanto per cambiare un po’ scenario.

b-flat, Rosenthalerstrasse 13, Berlin.
http://www.b-flat-berlin.de

Pizza… anche a Berlino!

2 Mar

Siete in visita a Berlino e non potete fare a meno di mangiarvi una pizza? Oppure siete ormai berlinesi assimilati, ma non troppo, e volete respirare di nuovo un po’ di Italia? O siete tedeschi che vogliono mangiarsi una pizza verace?

Il menù della magica

Io sono affezionata cliente della pizzeria ‘A magica, tanto affezionata che, lo ammetto, non posso essere troppo obiettiva. A me piace l’atmosfera, mi piace la leggera caciara che c’è, le tovaglie di carta che i bambini possono pasticciare con le matite colorate, il fatto che ai suddetti pargoli vengano regalati ogni tanto dei pezzi di pasta con cui giocare per ingannare l’attesa, il fatto di poter fare due chiacchiere col personale, e poi ovviamente mi piace la pizza – che è romana, mi dicono gli esperti, e non napoletana, ma io sono del nord Italia e queste sottigliezze non le capisco, per me è buona e basta. Consigliata ad adulti e bambini, se andate tra le sette e le otto o durante il fine settimana è meglio prenotare. (nig)

Pizzeria ‘A magica, Greifenhagenerstr. 54, Berlin, U+ S-Bahn Schönhauser Allee, Tel. 030 22808290

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