Archivio | marzo, 2010

Musica contemporanea a Berlino: Maerzmusik

16 Mar

Appassionati di musica contemporanea? Desiderosi di far vedere ai vostri amici quanto siete colti? O semplicemente curiosi di qualcosa che di solito trova poco spazio nei teatri? A Berlino dal 19 al 28 marzo c’è MaerzMusik, festival internazionale di musica contemporanea, che si inaugura con Luci mie traditrici di Salvatore Sciarrino, scenografa l’artista star Rebecca Horn. Per saperne di piú

http://berlinerfestspiele.de/de/aktuell/festivals/02_maerzmusik/mm_start.php

mercatini delle pulci e rigattieri a Berlino: la Bergmannstrasse

15 Mar

Forse conoscete anche voi l’effetto Ikea: l’effetto per cui uno prende l’aereo, si fa un tot di ore di volo, cambia temperatura, lingua, abitudini, e poi se li ritrova immancabilmente lì, davanti agli occhi: Pax, Ektorp e gli altri amichetti.

Un buon modo per cercare di mitigare questo effetto, almeno a casa propria, è investire un po’ di tempo a cercare cose originali dai rigattieri. “Vieni, andiamo nella Bergmannstrasse”, mi propone un’ amica. La Bergmannstrasse è una strada di Kreuzberg con tanti negozi di quisquilie, cianfrusaglie e qualche bar; accetto volentieri. Ed eccoli, i rigattieri, con le insegne “Si compra oro” e “Si vendono/comprano mobili usati”, i seminterrati ingombri di mobili di tutti i tipi, da cui sbucano proprietari dall’aria sorniona.

Mi stropiccio le mani, penso già a quante cose belle porterò a casa con pochi soldi. Ma poi mi devo stropicciare, anziché le mani, le orecchie, perché credo di non sentire troppo bene: un cassettone un po’ sbilenco, pieno di macchie, costa 350 euro. Sotto i cento non trovo quasi niente. Sará che mi prendono per turista? Sará che ho l’aria davvero molto ingeuna? Ad ogni modo torno a casa a mani vuote. “Non ti preoccupare”, mi consola la mia amica – “Ci faremo un giro per i mercatini delle pulci”. Vi farò sapere se ne vale la pena. (Nicoletta Grillo)

grillo)

Graffiti e latte macchiato.

14 Mar

Basta una briciola di sole e i berlinesi su precipitano all’aperto, combattendo il freddo a colpi di latte macchiato. Qui siamo al bar Kohlenquelle, nella Kopenhagenerstrasse, a Prenzlauerberg.

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Cosa fare a Berlino nel fine settimana? Mostra di Walton Ford “Bestiarium”.

13 Mar

Se avete programmato questo fine settimana a Berlino portatevi un bel cappotto caldo. E cercate magari di visitare un museo – così evitate di esporvi troppo all’acquerugiola e al grigiore uniforme del cielo. A me incuriosisce molto il “Bestiarium” di Walton Ford, un artista americano che non conoscevo ma a cui la Hamburger Banhof dedica una mostra fino al 24 maggio.

La Hamburger Banhof (una ex stazione ferroviaria ritrasformata in museo) è uno degli indirizzi fondamentali a Berlino per l’arte moderna e contemporanea e vale una visita giá di per sè. E i quadri di Walton Ford in più sembrano particolarmente intriganti. Si tratta sempre e solo di animali (per questo il titolo “Bestiario”), dipinti con amore per il dettaglio, come in un’illustrazione ottocentesca, ma di dimensioni realistiche, e che a guardar bene rivelano dettagli paradossali e surreali: per esempio le scimmie che banchettano su una tavola perfettamente apparecchiata, o un animale metà zebra e metà…non so. Ad ogni modo il vantaggio della Hamburger Banhof è che se la mostra non piace, o l’arte contemporanea si rivela troppo incomprensibile, ci si può sempre consolare con le torte della caffetteria del museo, care ma deliziose. Un rituale con cui io concludo ogni mia visita.

http://www.hamburgerbahnhof.de
Invalidenstraße 50
10557 Berlin

http://www.waltonford.org

Il film “Il nastro bianco” e la campagna attorno a Berlino.

12 Mar

Non ha vinto l’Oscar, ma rimane secondo me uno dei film più interessanti – e inquietanti – usciti nel 2009. Meglio però non andare a vedere “Il nastro bianco” di Michael Haneke se si siete già depressi o malinconici per conto vostro: potrebbe darvi il colpo di grazia.

I misteriosi omicidi in un paese apparentemente idillico, sperso chissà dove nella campagna tedesca, alla vigilia di una guerra; il clima di bigottismo e di sopraffazione nascosta che pervade tutto e tutti; il bianco e nero elegantissimo, che sembra inchiodare i personaggi definitivamente al loro isolamento, alla muta reciproca violenza; insomma, non è certo un film di evasione.

E l’effetto inquietante aumenta ancora se, come me, conoscete i posti vicino a cui è stato girato il film: ad un centinaio di chilometri da Berlino, in una campagna piatta di boschi, fiumi, laghi, casette ad un piano in fila lungo la strada acciottolata, dove la domenica tutto è silenzio e la sera le luci si spengono prestissimo. Alcuni amano questa campagna; io l’ho sempre trovata un po’ triste, non mi ci trovo a mio agio (anche perché so che è proprio qui che i neonazisti trovano i loro nuovi sostenitori). E la psichiatra che vede con me il film conferma la mia impressione: “Non sai quanti casi di violenza domestica – mi dice – arrivano in ospedale da questi posti”.

Non tutti però la pensano come lei. Una fila di vecchietti e vecchiette vestiti a festa e in prima fila nel cinema commenta ad alta voce sui titoli di coda: “Che stupidata! Che sciocchezze! Che robaccia!”. Sono venuti apposta perché hanno sentito che il film è stato girato proprio nel paesino dove vivono e ora sono delusi e arrabbiati. La loro “Heimat”, il loro paese, che viene trattato così.

Io penso che non so cosa pensare, che in fondo non ho voglia di pensarci su troppo, e decido di andare a bermi una birra. Chissà che la malinconia non passi. (nig)

Mattoncini di lego e arte contemporanea: l’iniziativa “dispatchwork” a Berlino

11 Mar

Me la segnala un amico su Facebook e io volentieri la rilancio. Si tratta di un’iniziativa buffa, che a Berlino proprio si addice: riempire le crepe, le fessure dei monumenti o delle facciate con dei coloratissimi mattoncini di lego. Non l’hanno fatto solo a Berlino, ma anche in tante altre città del mondo e le hanno dato il nome di “dispatchwork”. Andrò a controllare se i mattoncini ci sono ancora…ma prima mi godo le foto sulla loro pagina internet.

http://www.dispatchwork.info/berlin/

foto di Kathleen Waak, da http://www.dispatchwork.info

Gelato e primavera a Berlino: “Die kleine Eiszeit”

10 Mar

Capisco che sta arrivando la primavera non dalle rondini (che arrivano ben più tardi), non dalla temperatura (che quest’anno si ostina a rimanere nei dintorni dello zero), e non dagli alberi (che sono ancora rinsecchiti). Io capisco che sta arrivando la primavera dal fatto che riapre la gelateria sotto casa. Si chiama Die kleine Eiszeit – gioco di parole tra “Il momento del gelato” e “Era glaciale” – e, come tutte le piccole gelaterie berlinesi che si rispettino, chiude da ottobre a marzo.

Tra bambini e adulti è tutto un fiorire di supposizioni: cosa farà il gelataio in questo periodo? Forse si trasforma in Babbo Natale, dicono i più piccoli. Se ne starà in vacanza ai Caraibi, suppongono invidiosi gli adulti. Ma lui, il gelataio con l’aria burbera e la barba bianca, non rivela nulla. Il segreto fa parte della sua aura. E della mitologia della sua gelateria: il gelato è buono, per l’amor del cielo, ma niente di speciale. Eppure la coda davanti al suo negozio è lunghissima. Perché è un rituale, uno di quelli che scandiscono l’anno, che dividono le stagioni, che rendono i pomeriggi un pomeriggio di festa.

I bambini origliano attraverso la saracinesca ancora chiusa i movimenti, i rumori che vengono dall’interno del locale. Come lo sciogliersi dei ghiacci eterni. Tra poco faremo di nuovo la coda davanti alla gelateria Eiszeit, è quasi primavera.

Gelateria Die kleine Eiszeit
Stargarder Straße 7
10437 Berlin
030 4479037

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