Archivio | Mag, 2010

Tanti bambini e niente auto per la giornata nazionale del gioco a Berlino…

14 Mag

„Ma perché esistono la festa del papà e della mamma e non quella del figlio?”, chiede il mio pargoletto di sette anni. Ed eccolo subito accontentato (più o meno): un manifestino colorato su un portone vicino a casa annuncia il Weltspieltag, parola molto complicata per dire una cosa molto semplice: la giornata mondiale del gioco. Potrei preoccuparmi. Devo andare a comprare ancora dei Playmobil e Lego per saturare ulteriormente una cameretta già piena di tutto il possibile? Per fortuna sembra proprio di no. In occasione della festa del gioco una piccola strada che corre incontro alla chiesa dei Gethsemane verrà chiusa al traffico e sarà proibito parcheggiarci automobili. Lo spazio liberato dalle auto (che è tantissimo: solo in queste occasioni ci si rende conto di quanto le macchine ingombrino e siano brutte) sarà monopolizzato dai bambini con pony da cavalcare, giochi, bici e monocicli, burattini, gessetti per colorare per terra, banchetti di dolci e succhi e poi tutto quello che verrà in mente ai bambini e ai genitori (eh sì, dobbiamo lavorare anche noi) per passare il tempo. E speriamo che per quel giorno – venerdì 28 maggio, dalle 10 alle 20, nella Gethsemanestrasse – la primavera si decida ad arrivare. Sennò, ci divertiremo lo stesso, alla faccia sua. Un altro luogo per godersi la festa è Alexanderplatz, sempre con gli stessi orari. Se in quei giorni siete a Berlino con i figli, vale la pena di passarci.

http://www.weltspieltag-berlin.de/

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Un po’ di Madness a Berlino..

11 Mag

Avvertenza: il seguente testo è assolutamente privo di spirito critico. Per cui leggetelo con prudenza – o non leggetelo proprio.

Permettetemi una nota autobiografica. Una malinconica e solitaria estate di molti anni fa, quando ero una bambina malinconica e solitaria, mi capitò di accendere per caso il televisore. Era un pomeriggio afosissimo e non c’era assolutamente nient’altro da fare che riflettere sulla mancanza di senso dell’universo e annoiarsi. Per fortuna stavano trasmettendo il video “House of fun” dei Madness. Da quel momento la mia vita cambiò. Peccato solo che quando conobbi i Madness loro erano già sulla via del tramonto; avevano prodotto da un po’ gli hit più genialmente orecchiabili della loro carriera, avevano provato, senza troppo successo di pubblico, a scrivere canzoni più difficili, ed erano già in procinto di sciogliersi. Così non sono mai riuscita a vederli dal vivo.

Non avrei mai pensato che avrei assistito a un loro concerto a Berlino, dopo xx anni. Alla C-Halle, proprio di fronte al monumentale aereoporto di Tempelhof, da poco chiuso e qualche giorno fa riaperto come parco (ma su questo un altro intervento, prossimamente).

Sono andata con la mia amica D. e il primo impatto è stato per entrambe duro, molto più duro del previsto. Mentre una band berlinese poco convincente suonava uno ska poco convincente ci siamo rese conto con terrore dell’età media del pubblico, che cappellini, camicie a quadretti e anfibi non riuscivano a nascondere. D. mi ha detto: “Guarda il cantante della band…Abita vicino a casa mia, ha tre figli, lo incontro sempre sulle scale”. Il pubblico entrante in sala guardava gli altri esattamente come noi guardavamo loro: con uno sguardo sgomento che diceva no, no, non ditemi che sono anch’io così vecchio.

Ma tutto questo è durato solo finché i Madness (cinquantenni molto cool) non sono saliti sul palco e non hanno cominciato a suonare. Allora è stato chiaro subito e per tutti: l’età non conta niente. Quel che conta, ragazzi, è la classe. Benvenuti a Berlino, il paese dei forever young.

Primo maggio a Berlino

4 Mag

Al primo maggio a Berlino ci sono molte cose da fare. Alcune belle, alcune divertenti, alcune utili. Io ho passato il pomeriggio del primo maggio in piedi, con amici e altre migliaia di persone, ad un incrocio vicino a casa mia, a bloccare una manifestazione di neonazi. Che volevano, guarda un po’, passare attraverso il centro di Berlino. Nella mia città, che se non era mia lo è diventata, a furia di anni di litigi e riinamoramenti, nel mio quartiere, dove vado a comprare il pane, dove mio figlio va a scuola, e dove han diritto di andare a comprare il pane e di andare a scuola tutti, italiani, turchi, tedeschi, e chi più ne ha più ne metta. No, ho pensato, no pasarán, e fortunatamente lo hanno pensato in tantissimi. Ho incontrato amici e vicini di casa. Sopra di noi passavano gli elicotteri, come in Apocalypse now (o almeno così scherzavamo, per sentirci importanti). Le strade erano bloccate dalla polizie, e alcuni conoscenti che avevano dimenticato i documenti non sono riusciti a rientare a casa. L’atmosfera era un po’ di festa e un po’ no: palloncini colorati con scritto “Kein Platz für Nazi” (non c’è posto per i nazisti), bambini, ma anche strani tipi rasati e incappucciati, mentre un altoparlante avvertiva di non lasciarsi provocare. Noi, per evitare ogni provocazione e ormai borghesissimi, ingannavamo il tempo divorando biscottini alla marmellata e bevendo caffè to go. Ma c’eravamo. E non sono passati. .

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