Archivio | ottobre, 2010
6 Ott

Due mostre e il dettaglio: realtà e utopia, singolare e plurale a Berlino.

Domenica pomeriggio di sole. Davanti alla porta di Brandeburgo un via vai ancora più intenso del solito: si festeggia la riunificazione tedesca e una gran massa di pensionati si muove per la passeggiata lungo la Sprea tra gli edifici del governo.
Ci si potrebbe impigrire su delle poche sedie a sdraio libere dei bar sul fiume, la tentazione è forte. Ma siccome i musei statali oggi sono gratuiti, e soprattutto vuoti, preferiamo infilarci nella Akademie der Künste, dove – dicono – c’è una promettente mostra sull’arte contemporanea argentina, dal titolo “Realtà e utopia”. Il problema dei titoli però è che spesso promettono più di quel che mantengono. Così ci aggiriamo con la faccia perplessa, guardando installazioni non particolarmente intriganti e quadri dal sapore di già visto. Rimpiango la sdraio e il sole timido di ottobre, finché non mi imbatto in un dettaglio: un volto, un ritaglio di giornale. Argentina, penso, dittatura, desasparecidos. So già tutto? Ci sono temi che sembrano ormai esauriti, semplicemente in realtà perché non si ha voglia di soffermarvicisi troppo a lungo. O per lo meno io. Meglio fermarsi alla superficie e, come diceva un personaggio del fumetto Mafalda, dire velocemente “oh che cosa orribile” e poi ricominciare a fare altro. Ma il ritaglio di giornale non è ancora una reperto storico, non ha il sapore dei documentari, è fresco, dolce, e terribile: è il viso di una ragazza dalle guance rotonde e dagli occhi scuri, una dei primi scomparsi, un viso che ha in sé tutta la promessa del dramma a seguire, dello stravolgimento di un mondo. Un dettaglio che ridà l’intero, improvvisamente.
E allora, invece di tornare a passeggiare (e anche perché il sole è ormai calato), decidiamo di proseguire con una altro museo, il Deutsche Guggenheim. Si tratta nuovamente di una collettiva, questa volta non dall’Argentina, ma dall’India. “Being singular plural”, una manciata di “moving images” (in tutto cinque opere) sulla società indiana. L’amico che mi accompagna e io ci troviamo d’accordo: sarà una nostra incapacità congenita, saranno i limiti del mezzo, ad ogni modo siamo incapaci di apprezzare veramente le istallazioni video. Quella che stiamo guardando e che occupa la sala principale è di un artista di New Dehli che denuncia la repressione a Burma: singole storie proiettate su fogli di carta appesi a dei fili. Interessante, certo, ma non emozionante.
Finché non è di nuovo un dettaglio a colpirmi, la data di morte di un prigioniero politico, una semplice cifra su uno sfondo nero. E tutto di nuovo diventa vero: nuovamente un particolare che buca, che emerge irrefutabile da un contesto e ne cambia il significato. Trasforma la documentazione in arte, il numero in persona, il fatto in evento. Accidenti al mondo. Ma non riesce mai a lasciarmi in pace, nemmeno la domenica pomeriggio?

Realtà e Utopia, 2 .10-04.11 Akademie der Künste, Pariser Platz.
http://www.adk.de

“Being singular plural”, fino al 10 ottobre, Deutsche Guggenheim Unter den Linden 13-15.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: