Archivio | dicembre, 2010

Mamma che freddo

13 Dic

(dedicato a Camilla)
La domanda più frequente delle mamme italiane a Berlino in inverno: “Amore, sei coperto abbastanza? Non è che poi hai freddo?” Mio figlio, metà tedesco, ha smesso di rispondermi giá a novembre.

Die häufigste Frage, die eine italienische Mutter in Berlin zur Zeit ihrem Kind oder ihren Kindern stellt: „Amore, ist dir warm genug?“ Mein halb-deutscher Sohn antwortet seit November nicht mehr.

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7 Dic
    Mammagatto

    I tedeschi hanno una relazione con gli animali tutta particolare. L’ho notato la prima volta molto tempo fa, osservando la seguente scena: soleggiato parco berlinese, cane fa la pipì sulla schiena di un uomo che sta facendo un pic nic, l’uomo reagisce allontanando il cane con un calcio, l’intera popolazione umana del parco si schiera indignata a favore del cane.
    Da tre mesi convivo con un gatto psicotico. Non ho ancora capito come sia successo: so solo che a un certo momento la madre tedesca di un amichetto di mio figlio mi ha consegnato in mano una palla di pelo miagolante e protestante, dicendomi: “So che sarai una brava mammagatto”. Mammagatto? Ho guardato il micio per benino. No, non ci somigliamo per niente: lui è ancora più piccolo e nero di me. E con Michael Jackson vorrei poter dire adesso: “But the cat is not my son”. Cerco di farglielo capire (al gatto). “Non sono tua mamma, quindi non metterla su un piano personale”, gli dico ricorrendolo con una scopa, dopo che si è divorato i miei panini al prosciutto. Ma non raccontatelo in giro: per i miei amici tedeschi fingo di essere la perfetta mammagatto.

    Katzenrabemutter

    Deutsche haben eine eigenartige Beziehung zu Tieren. Das habe ich erst geahnt, als ich – es ist lange her – folgende Szene beobachtet habe: sommerlicher Park, berlinerische ey-mann-cool-ey Stimmung, Hund pisst auf picknickenden Mann, Mann tritt Hund, empörte Menge bedroht Mann.
    Seit drei Monate lebe ich mit einem psychotischen Kater. Ich weiß nicht wieso. Irgendwie habe ich den Moment verpasst, in dem ich die Entscheidung getroffen habe, meine Wohnung mit ihm zu teilen. Ich weiß nur, das auf einmal die Mutter von Klassenkameraden meines Sohnes einen piepsenden und pieksenden schwarzen Ball mir in die Hände gedrückt hat. Dann, in einem berührten-berührendem Ton, hat sie zu mir gesagt: „Ich bin sicher, du wirst eine gute Katzenmutter sein.“
    Katzenmutter? Ich habe den Kater genau beobachtet. Er sieht wirklich anders aus als ich: sogar noch kleiner und noch schwarzer. Nein, möchte ich jetzt mit Michael Jackson sagen, „But the cat is not my son!“ Ich versuche, ihm es behutsam beizubringen. „Du, Kater, ich bin nicht deine Mutter, also nimm es nicht persönlich“, erkläre ich ihm, als ich ihn mit dem Besen weg von meinen Schinkenbrote jage. War ich zu harsch? Habe ich ihm ein Schock verursacht? Wenn ich eine Katzenmutter sein soll, dann eben eine Katzenrabemutter.

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