Festa alla Tuntenhaus

16 Mag

“La vita è una lunga figuraccia”, è il motto di una mia cara e saggia amica. E come darle torto, soprattutto vivendo in una piccola provincia italiana, dove fare brutta figura è fin troppo facile: si può sbagliare proprio tutto, marca di scarpe, giacca, capelli, abbinamento, comportamento e ultimamente addirittura l’accento.

Sarà per questo che la prima cosa che mi è piaciuta di Berlino è che qui, di fare o no una figuraccia, non importa quasi a nessuno. E soprattutto non interessa a una categoria che a me sta particolarmente simpatica, proprio per la sua allegra indifferenza ai canoni di quel che è bello e quel che è brutto, di cosa conviene e cosa no: le Tunten, ovvero, letteralmente, le checche (sono loro a autodefinirsi così).

È ad una festa di gay e travestiti che sono capitata poche sere fa: in una di quelle sere in cui mi ricordo perché tutto sommato continuo a stare qui. Non per i party trendy e i locali trendy, che pure stanno spuntando come funghi, ma per l’originaria, fantasiosa anarchia della città (che spero sempre prima o poi mi contagi).

La festa è in una Tuntenhaus, ovvero in una “casa di checche”, occupata da travestiti e omosessuali. Dietro a una facciata decorata dalla scritta “Il capitalismo distrugge”, superato il necessario ostacolo dell’antipatica selezione all’ingresso (ci chiedono cosa si festeggia: non lo sappiamo, ma in fin dei conti ci fanno entrare lo stesso), si arriva faticosamente, facendosi largo tra la folla, nel cortile, sovrastato da un enorme lampadario. E d’improvviso ricordo: qui ero già stata, tantissimo tempo fa. Della scritta, a dire la verità, non mi ricordavo, ma mi era rimasto impresso appunto il lampadario che dondolava amorosamente su due poltrone a fiori un po’ sfondate, sospeso alle facciate delle case grazie a quattro rubusti cavi. In quel momento avevo pensato: in questa città ci potrei anche vivere.

Il cortile, allora deserto, ora è strapieno. Ci sono luci colorate, tende di carta stagnola su cui è stampigliata l’aquila del Bundestag (l’amore delle Tunten per il dettaglio kitsch mi riempie di ammirazione), banchetti di birra, un palco su cui danzano omoni imparruccati e impalliettati, marinaretti un po’ ciccioti, gigantesse/i vestite da sposa. Il tutto sovrastato da musica dance – da Madonna agli Abba – e da un gran cielo stellato. Sulla parete cieca della casa di fronte sono proiettate diapositive, tra le quali spicca un ritocco alla fotografia del famoso, storico cartello “You’re leaving the american sector”. Ora c’è scritto: “You’re leaving the heterosexual sector”.

Sembra una festa sulla spiaggia, commenta un amico, ed è vero, è anche una festa sulla spiaggia, ma per me questa è soprattutto Berlino, Berlino come l’ho conosciuta e di come continua a piacermi, Berlino nella sua scanzonata, colorata berlinosità.

Tuntenhaus, Kastanienallee 86.

http://www.tuntenhaus-berlin.de

2 Risposte a “Festa alla Tuntenhaus”

  1. mary Maggio 29, 2011 a 8:42 PM #

    Avete ricevuto ll mio post?

    • Nico Maggio 30, 2011 a 12:36 PM #

      no..

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