Archivio | giugno, 2011

Idillio Hiddensee

14 Giu

Questa volta non parlo di Berlino ma di un’isola del mar Baltico che sembra uscita dritta dritta dalla penna di Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe, tanto per intenderci.

Gli ingredienti ci sono tutti: mare azzurro all’orizzonte, casette con il tetto di paglia nascoste dagli alberi, colline verdi, brughiera, animali, e nessuna automobile, tranne quella del dottore e un camion dei pompieri talmente piccolo che sembra un giocattolo. Insomma, Hiddensee (questo il nome dell’isola dove le automobili sono state bandite e gli hotel vengono a prendere gli ospiti con un carretto per i bagagli da attaccare alla bici), è un idillio, sempre che le suddette colline e spiagge, le dune, ma soprattutto i bambini e le biciclette non vi diano sui nervi. Io i bambini li sopporto abbastanza bene, le biciclette – soprattutto quelle che scampanellano in continuazione, perché se non si ha l’auto, bisogna fare gli arroganti quanto meno in bici – meno. Ma per fortuna le possibilità di fare camminate e perdersi nella natura sono tante e tali che si possono scordare anche il traffico biciclettaro e i pargoletti strillanti.

Certo un idillio qui non lo è sempre stato. Dal faro bianco e rosso posto sulla cima di una collina tonda e verde, proprio come in un libro illustrato, guardiamo da un lato Rügen e la silohuette lontana di Stralsund, dall’altro il mare aperto, e l’amica con cui sono in vacanza, nata e cresciuta proprio a Rügen, mi spiega. “Questo tratto di costa ai tempi della DDR di notte era perennemente illuminato. Là in fondo al mare c’è la Danimarca e molti provavano a scappare in surf, quando faceva buio, soprattutto in inverno o se c’era cattivo tempo, per diminuire le probabilità di essere scoperti. Sono morte tante persone in questo modo”. A vedere l’isola oggi è difficile pensare ad un passato così ingombrante. La mia amica D. mi racconta anche molte altre cose meno drammatiche: per esempio della bacca tipica di questi posti, “Sanddorn”, da cui si fanno marmellate e liquore, ricercatissima, con la cui raccolta, ai tempi della DDR, tanti abitanti della costa riuscivano a guadagnare abbastanza soldi da procurarsi la sospirata automobile.
E cosí, lasciandoci il passato alle spalle andiamo a mangiare – nell’idillico paese dell’idillica isola, dove ora di machine non ce n’è nemmeno l’ombra – un’idillica torta con un’altrettanto idillica porzione di panna. Tanto, dopo tutti i chilometri fatti, a piedi e in bici, ce la siamo proprio meritata.

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