Archivio | dicembre, 2011

Cosa fare a Berlino: l’arte dell’Est e dell’Ovest alla National Galerie

2 Dic

Ci lascia Christa Wolf, autrice de „Il cielo diviso“, e alla Neue Nationalgalerie di Berlino parte una mostra sull’arte figurativa dei due blocchi che porta proprio questo titolo: Der geteilte Himmel. Ad essere esposte opere di artisti della Germania dell’est e di quella dell’ovest, dal 1945 al 1968, e non solo: da Guttuso a Dan Flavin, ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli stili.

Si tratta ovviamente di una mostra in cui la polemica è programmata in anticipo: se gli artisti di uno e dell’altro fronte sono rappresentati con equilibrio; con quale criterio sono stati scelti; con quali criteri sono stati esposti, e perché.

Si tratta comunque di un’ottima occasione per capire lo spirito di un’epoca (una mostra “malinconica”, la definisce per esempio il quotidiano berliense Tagesspiegel) per tastare il polso di un periodo, al di là dei pregiudizi; e per  godersi opere di artisti conosciuti e sconosciuti, dell’est e dell’ovest.

http://www.smb.museum/smb/kalender/details.php?lang=de&objID=29845&p=1

Tutti zitti, siam tedeschi! I bambini e il rumore a Berlino

1 Dic

Le lamentele per il presunto „chiasso“ dei bambini sono internazionali. Ma una peculiarità tutta tedesca – o per lo meno, di una certa categoria di tedeschi – è il fatto di non limitarsi a protestare, ma di voler investire le loro lamentazioni di un’aura pedagogica.

Un esempio lampante mi è capitato pochi giorni fa. Ero con un’amica e sua figlia di pochi mesi in un caffé a Charlottenburg- quartiere di solida e „anziana“ borghesia.  La piccola non piangeva, ma, come molti infanti, chiacchierava per conto suo con suoni – ammettiamolo – sicuramente più alti dei sussurri auspicati dai tedeschi in un luogo pubblico, e giocava assieme alla sua pazientissima mamma a  uno dei giochi preferiti dei bambini al di sotto di un anno: io butto giù il mio ciuccio  e tu lo tiri su, io lo butto giú e tu lo tiri su.

Dopo una ventina di minuti ci si avvicina un’elegante signora sui cinquant’anni. „È insopportabile, mi avete rovinato la pausa pranzo!“, ci dice riferendosi alla bambina. Le faccio notare che non è proibito mangiarsi un panino in un caffé portandosi dietro la propria prole, e che se il rumore le dà fastidio è un problema suo.   Lei risponde: „Ma se  portate qui un bambino  dovete intrattenerlo! (sottointeso: in modo che stia zitto)  Lo dico per voi, come consiglio educativo!“.  Mi chiedo quanto fosse disinteressato il consiglio educativo; e soprattuto cosa avrebbe fatto se avessimo giocato in altro modo con la piccola, magari facendola volare per aria e cantandole ad alta voce qualche canzone…avrebbe chiamato forse la polizia per disturbo della quiete pubblica?

Ma , al di là del singolo episodio, quello dei bambini e del loro rumore qui è un problema davvero molto sentito. Basti pensare che solo da pochi anni il vociare dei bambini è stato dichiarato ufficialmente un fatto normale e non un „rumore molesto“.

Molti però continuano a non pensarla cosi e sui giornali si moltiplicano le notizie di comitati di cittadini che vogliono far chiudere scuole o asili – o non farli proprio nascere – perché sono troppo rumorosi.  Per arrivare agli eccessi della cronaca di quest’estate, quando l’educatore di un asilo, a Kreuzberg, è stato malmenato da un vicino di casa, perché non faceva tacere i piccoli. Casi isolati, certo. E sicuramente non solo tedeschi. Ma soprattutto che non incidono sul fatto che  complessivamente, i bambini, qui, sono trattati bene: basti pensare al numero e allla qualità dei parchi giochi che hanno a disposizione rispetto ai loro coetanei italiani

Comunque, come compito a casa, sia per la signora che per altri suoi conterranei (o in generale per gli adulti), consiglio una lettura approfondita dei diritti dei bambini. E della nuova legge del senato di Berlino, per il quale il rumore dei bambini che giocano è „espressione dello sviluppo infantile“. Come tale da doversi sopportare con santa pazienza.

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