Il capitano che ha fatto affondare la nave non poteva che essere italiano. Così almeno pensa lo Spiegel.

24 Gen

l motto di un poeta francese che amo particolarmente è „La stupidità non è il mio forte“. Per questo metterei volentieri direttamente nel dimenticatoio questo stupido articolo di un giornalista evidentemente in cerca di un po’ di clamore, di un giornale che non esito a definire la Bild della media borghesia che fa finta di sentirsi intelligente: lo Spiegel. Ma quando la stupidità diventa troppa, e soprattutto si autogiustifica e si autoelogia di „originalità“ cercando di smerciare in questo modo razzismo e nazionalismo, come in questo caso, allora mi dà veramente troppo fastidio. Quindi qui traduco parti dell’articolo e lascio ai posteri l’ardua sentenza. Ci tengo però a sottolineare una cosa: che nel servirsi di tutti i cliehé possibili e immaginabili sugli italiani, il tedeschino in questione riesce a confermare tutti, ma proprio tutti, i nostri pregiudizi sui tedeschi: afflitti da complesso di superiorità nei nostri confronti che nasconde un altrettanto grosso complesso di inferiorità, arroganti, e soprattutto tanto, tanto razzisti. Per fortuna che i tedeschi che conosco io sono diversi. Evidentemente non comprano né leggono lo Spiegel: quindi, non sapendo che io sono una povera italiana un po’ cretina e incapace di una qualsiasi prestazione positiva, mi parlano ancora. E io, non sapendo di avere a che fare con un popolo superiore, li tratto da amici. Che fare? Potrei ritirarmi in spiaggia, come fanno tutti gli italiani, a spalmarmi di olio solare a fare affondare le navi, mentre i tedeschi fanno andare avanti l’Europa. In realtà preferisco continuare a lavorare, a pagare le tasse (alla Germania) e ad avere come amici simpatici tedeschi per niente afflitti da complesso di superiorità. Alla faccia dello Spiegel e dei suoi pregiudizi.

 

“Qualità nazionali. Fuga all’italiana. Di Jan Jan Fleischhauer

Il carattere nazionale è un’invenzione di ieri, impariamo a scuola, e i cliché non servono a niente. Ma è veramente così? Considerazioni inattuali sulla rotta sbagliata di un capitano italiano. Mano sul cuore: si è stupito forse qualcuno del fatto che il capitano della nave che ha fatto naufragio Costa Concordia fosse italiano? Possiamo immaginarci che una manovra del genere, inclusa la fuga finale, potesse essere compiuta da un tedesco o, magari meglio, da un capitano inglese? Conosciamo questo tipo d’uomo dalle vacanze in spiaggia: un uomo tutto gestualità, principalmente inoffensivo, basta che non gli diamo in mano oggetti troppo grossi. Lo sport nazionale italiano è „fare bella figura“, cioè fare impressione sugli altri. Schettino voleva fare una bella figura, purtroppo ha incrociato uno scoglio. Ok, sono stato scorretto. Ci siamo disabituati a giudicare i nostri vicini secondo stereotipi culutral. Non è corretto, o peggio, è razzista (anche se dobbiamo ancora chiarire fino a quanto gli italiani costituiscano una razza a sé…)[….]”

L’autore prosegue giustificando il fatto che i cliché nazionali, nascono da caratteristiche oggettive, come le differenze sessuali. E che purtroppo i tedeschi hanno un problema ad ammetterlo. Anche se il fallimento dell’Euro nasce proprio dal fatto che non si è tenuto conto di queste differenze. „Non bisogna ricorrere alla dottrina dell’ereditarietà per arrivare alla conclusione che le nazioni si sono differenti tra loro. Ci sono ragioni climatiche, anche il linguaggio gioca un ruolo“- Per arrivare alla conclusione: „Se parliamo ora delle diverse capacità di prestazione die paesi, allora è solo un altro modo di dire che certi clichée sono giustificati. Per capire che con l’Euro ci sarebbero stati die problemi non bisogna aver studiato economia. Un giro a Napoli o sul Peloponneso sarebbe bastato per capire“.

P.S. Spiego a mio figlio di nove anni cosa sto scrivendo e quanto sono stupidi i pregiudizi. Lui mi dà ragione, ma commenta: “mamma, lo metti sul tuo blog? Tanto non lo leggerà nessuno”. Ha ragione. Mica sono lo Spiegl io.  Ma in qualche modo ne sono contenta.

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2 Risposte to “Il capitano che ha fatto affondare la nave non poteva che essere italiano. Così almeno pensa lo Spiegel.”

  1. Daniela gennaio 24, 2012 a 10:25 pm #

    ciao, e invece qualcuno l’ha letto il tuo post! 🙂

    devo dire che il tuo breve articolo-commento è scritto molto meglio di quello di repubblica on line che ha tirato fuori di nuovo la vecchia storia del nazismo …
    però gli stereotipi ahimè esistono in tutto il mondo (tu ne hai scritti alcuni sui tedeschi: razzisti, arroganti) e fintantochè non ci sará la volontá di capire e accettare altri modi di essere e di pensare, altre societá con altre abitudini, gli stereotipi continueranno ad esistere 😦
    la merkel, come dice il giornalista dell’articolo in tedesco (Nun sucht man händeringend nach einer Lösung. Die Antwort der Kanzlerin ist, dass alle so werden wie wir; man wird sehen, wie weit sie damit kommt) vorrebbe che tutti seguissero il modello tedesco ahahahah !!! vai a dire agli spagnoli di iniziare a lavorare alle 7 e di ridurre la pausa pranzo a 30 minuti!!! ma anche i tedeschi non accetterebbero mai una pausa pranzo di 2 ore… Insomma che le differenze culturali esistono lo sanno tutti. la difficoltá in un’europa multiculti è proprio quella di fare di queste differenze il punto di forza e non il punto debole cosí come si sta facendo.
    meno male che al mondo c’è anche tanta gente intelligente cosichè la convivenza risulta più tollerabile 😉
    del resto se vivi a berlino vuol dire che ci stai bene, no?
    un saluto,
    daniela

  2. Viviana bassi febbraio 9, 2012 a 7:33 pm #

    La parte più difficile e’ proprio quella di spiegare ai figli che il pregiudizio e’ innato in ciascuno di noi (o alneno io penso sia così, un retaggio dell’antica paura dello sconosciuto, un’altro uomo che può attaccati entrando nella tua caverna, portandoti via la coscia del mammuth che arrostisce sul fuoco) ma che tocca a noi esseri pensanti uscire dalla caverna e scoprire che se mai un giudizio può essere dato riguarda la singola persona, le sue azioni e non la sua carta d’identità. Qualche giorno fa ho fatto vedere ad Alice e Giacomo la scena finale di “indovina chi viene a cena”, e anche se forse sono ancora un po’ piccoli per comprendere in pieno tutto quanto, vale la pena seminare in loro la capacita’ di formarsi una mente libera da pregiudizi e conformismi.

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