Archivio | agosto, 2012

Serata con vista a Berlino

25 Ago

„Stasera Neukölln“, dice Monika. Niente di strano: Neukölln, quartiere difficile ma che sta diventando sempre più trendy. „Elsterstrasse?“ „No. Quella è piena di hipsters con occhiali vintage che smanettano sui loro I phone. Andiamo nel sud di Neukölln. Gropiusstadt“. E qui, ammetto, sono perplessa. A Gropiusstadt, estremo sud berlinese, ho insegnato per un po’ di anni. A parte grattacieli grigi, pensionati e ragazzini ciondolanti nei parchi con bottiglie di birra in mano non c’è molto da vedere. È il quartiere dov’è cresciuta Christiane F., tanto per intenderci.E qui dovrei passare il mio venerdì sera libero?

Spiegazione: per i cinquant’anni del quartiere, al trentesimo piano di un palazzo popolare, è stato aperto un bar. Solo fino al 4 settembre. Dj, artisti, cocktail, e una vista spettacolare. E allora, visto che passo il tempo a lamentarmi che faccio sempre le stesse cose negli stessi posti, andiamo. Troviamo il posto senza troppa fatica, ma sono contenta che siamo in due. In giro non c’è nessuno. E Monika pensa la stessa cosa. Sarà stata una buona idea? Prendiamo l’ascensore, usciamo al 29imo: siamo in alto davvero. Una signora sui cinquant’anni ci vede, ride e si dà una manata sul fondoschiena: „Anch’io, che abito qui da molti anni, non riesco a guardare giù senta sentire un brivido nel sedere“. Interessante. Saliamo le ultime scale fino al trentesimo, e: uao. Per descrivere il panorama vista bisogna usare un linguaggio da fumetti. Un mare nero punteggiato di luci. E poi ottima musica, un appartamento riarrangiato con gusto in bar pienissimo di gente. Sentiamo parlare un po’ tutte le lingue, e incontriamo (ovviamente) anche degli italiani. Ma la cosa più bella è il mix: non solo di nazionalità, ma anche di persone. Ci sono gli hipsters di cui parlava Monika, arrivati fin qui; gente come noi, bene o male normale; e pensionati, vicini di casa, che si godono la novità. Insomma: serata riuscitissima. Grazie Monika. E ci torneremo ancora di giorno, per fare qualche foto.

 

Sky-Lounge, al 30 piano del palazzo “ideal”, Fritz-Erler-Allee 120. Fino al  4. settembre, lu-gio 18-23, Ven-Sab 19- 01 e dom 13 – 20.

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La storia infinita del nuovo aeroporto di Berlino

23 Ago

Circola un nuovo evento tra i miei amici di facebook tedeschi: l’inaugurazione del famoso aeroporto di Berlino-Brandeburgo (BER). La data? Primo aprile 2026. Il giorno, ovviamente, non è casuale, ed è in tono con l’aspetto farsesco che la vicenda ha assunto. Il maxiaeroporto doveva essere già in funzione a giugno; prenotati i voli; prevista la chiusura degli altri due poli, Tegel e Schönefeld. Ma poi c’è stato il primo stop, per motivi di sicurezza. E la prima nuova data: marzo 2013. Che ora non pare più valida. Il futuro, come diceva un cantautore, è un ipotesi. Vaga. Le ultime notizie dicono che ci sarà, per cercare di mettere qualche toppa a una vicenda davvero imbarazzante, un’inizione di un altro mezzo miliardo di euro.

Speriamo che i tempi si riducano davvero: anche per tutti i futuri lavoratori del BER, rimasti finora, per così dire, a terra. Commento degli steward di una compagnia low cost, al momento dell’atterraggio: „Benvenuti a Berlino, la città che può fare tutto, tranne che costruire un aeroporto“.

La capitale tedesca locomotiva d’Europa? Considerati anche i ritardi e i problemi alla metropolitana leggera, culminati l’altro ieri con un deragliamento che ha causato cinque feriti, meglio non fidarsi troppo. Ma ricordiamocelo: Berlino, in Germania, è un’eccezione.

Fotografie, dettagli, storie: Diana Arbus a Berlino

22 Ago

Diane Arbus, fotografa rivoluzionaria. Così nei dépliant di presentazione.

E certo, negli anni sessanta, quando l’artista faceva i suoi scatti per le strade e per gli interni di New York, i soggetti dovevano sicuramente bucare, per così dire, la pellicola: come la Olympia nuda di Manet bucava le pareti delle esposizioni a Parigi e scandalizzava lo spettatore.

Ma ora, più che i travestiti, o le coppie nudiste un po’ agée dei ritratti, quello che colpisce è la capacità di raccontare: cogliendo la mimica del volto, la peculiarità di un movimento, di un dettaglio. Lasciando agire agire la luce e l’ombra, e  guidando così lo sguardo sui particolari: un cappello sgualcito, un ninnolo, una sigaretta, un paio di ciglia finte, una collana di perle, le fotografie su un comò. Un twin set da signora in contrasto con un corpo ancora impreciso, con l’espressione timida di chi vorrebbe essere qualcosa d’altro da quel che è.  Le risa aperte e il dolore di un ospizio. La grazia e sofferenza. Tanto che lo spettatore, affascinato, non può che cominciare a interrogarsi su i protagonisti delle fotografie. E a inventare, a sua volta, storie.

Diane Arbus, al Martin Gropius Bau, fino al 23 Settembre

 

http://www.berlinerfestspiele.de/de/aktuell/festivals/gropiusbau/programm_mgb/veranstaltungsdetail_mgb_ausstellungen_19926.php

Cosa fare a Berlino: tango lungo il fiume

21 Ago

Un consiglio per una serata a Berlino, soprattutto ora che l’estate si mostra ancora dal suo lato mite?

Lo Strandbar al parco di Monbijou, lungo la Sprea. Strandbar significa „bar della spiaggia“: la sabbia in realtà non c’è, in compenso sedie a sdraio a volontà, vista sull’isola dei Musei e sul fiume, e una pista da ballo all’aperto. Insomma: procuratevi una buona compagnia, ordinate una birra, se avete pazienza anche una pizza (la fila è lunghissima, ma la pizza molto buona) e sedetevi sulle gradinate o sui tavolini a fianco della pista, godendovi l’aria chiara della sera, la musica, e la dolce vita berlinese.

Se siete negati per il ballo, come me, accontentatevi di guardare le coppie in pista, e di commentarle con chi vi accompagna; se invece siete die tangheri, nel senso buono, non dimenticate di portarvi le scarpe giuste. Oppure aspettate il martedì: c’è lezione (di salsa, però), a cinque euro a persona. E via, in pista.

 

http://www.amphitheater-berlin.de/tanz.html

13 Ago

Hot stuff, direbbero gli americani, roba forte, vietata ai minori di 18 anni. È la mostra fotografica di Larry Clark che ha appena chiuso i battenti nella galleria c/o a Berlino.

Larry Clark è conosciuto anche come regista di film scandalo come per esempio Kids: adolescenti che si drogano, fanno sesso etc. Ma aveva iniziato negli anni Settanta con gli stessi temi in raccolte fotografiche: immagini forti, alle volte disturbanti, tristi, dove la bellezza fragile degli adolescenti fa a pugni con la violenza rappresentata. Immagini volutamente provocanti, al limite del voyerismo e della pornografia.

La mostra, anche in una città liberale come la capitale tedesca, ha suscitato un certo scandalo. Ma quando esco dalla mostra non riesco a non pensare che lo scandalo, ripetuto troppe volte, annoia.

c/o riapre il 17 agosto,  questa volta con una mostra di Mario Testino dedicata alla bellezza.

Consigli di lettura: Pantera, Tigre, Kurt Tucholsky.

11 Ago

Ieri ho parlato di una panetteria nella Tucholskystrasse. E oggi racconto chi era Tucholsky. Anche perché allo scrittore, saggista, giornalista pacifista della Repubblica di Weimar, a cavallo tra le due guerre mondiali, devo due dei libri che mi tenuto più felicemente compagnia nelle mie prime estati berlinesi: Il castello di Gripsholm. Una storia estiva,  e Il castello di Rheinsberg. Libro illustrato per innamorati e altro .

Se avete la fortuna di ritrovarli in italiano passerete anche voi con loro dei bei momenti. Sono romanzi intelligenti e leggeri, sottili il giusto per poterseli mettere in tasca e portarseli in un parco, sul prato, in riva al lago. Hanno lo stile arguto di un film di Lubitsch, veloci nello scambio di battute, nel tratteggiare coppie, scambio di coppie, problemi d’amore, ombre appena accennate, malinconie che scappano in fretta come le nuvole nel cielo.  E lasciano un sorriso (un po’ dolce, un po’ amaro),  stampato sulle labbra.

Ma Tucholsky ha scritto anche molto altro, nella Berlino a cavallo tra le due guerre. Articoli, saggi, poesie, resoconti di viaggio, con gli pseudonimi Peter Panter, o Theobald Tiger, o Kaspar Hauser, Ignaz Wrobel. Ma soprattutto scritti di impegno civile. Ha combattuto, con le parole, contro il nazismo,  i suoi libri sono stati bruciati nel rogo del 1933, e gli fu tolta la cittadinanza tedesca. Nel 1930 si  era per fortuna già rifugiato in Svezia, tormentato però dai sensi di colpa per essere fuggito e aver abbandonato gli amici. Ed è morto – probabilmente suicida – nel 1935, a soli quarantacinque anni.

Dimenticavo: Rheinsberg è un paese distante un’oretta da Berlino, in mezzo ai boschi, su un lago. Se siete innamorati, come i protagonisti della storia di Tucholsky, ve lo godrete certamente di più: ma anche per tutti gli altri è un’ottima meta per una gita domenicale, o per un fine settimana fuori città.

  • Kurt Tucholsky, Il castello di Gripsholm. Una storia estiva, Studio Tesi ed., a cura di U. Bavaj, 1993, ISBN 88-7692-370-5
  • Kurt Tucholsky, Il castello di Rheinsberg. Libro illustrato per innamorati e altro, Il Nuovo Melangolo ed., a cura di S. Böhme-Kuby, 2003, ISBN 88-7018-471-4

Panini e altre golosità: Wiener Brot a Berlino

10 Ago

Questa volta un breve consiglio goloso.

Il pane, a Berlino, non è un granché. Sono poche le panetterie che lo fanno in proprio: di solito si limitano a cuocere panetti già pronti (che arrivano, dicono, dalla Polonia: non so se sia un bene o un male). I panini tipici di qui, le Schrippen, sono delle michette non troppo gustose. Si va più sul sicuro se prendete una forma di pane nero (che qui non è nero, ma „grau“, grigio).

Oggi invece, grazie ad alcuni amici, ho scoperto una buona panetteria nella Tucholskystrasse, vicino alla turisticissima Oranienburgerstrasse. Si chiama Wiener Brot. Siamo nel centro della Berlino da bere: caffé, bar, ristoranti, negozi di design, la Sinagoga e il Tacheles da una parte (Oranienburgerstrasse, appunto), e la Augustrasse dall’altra con le sue gallerie e i locali trendy. Se però non avete voglia solo di sedervi e consumare un intero pasto, o semplicemente volete assaggiare un’ottima torta o mangiarvi qualche panino tipico del sud (certo: per noi berlinesi, Vienna è il profondo sud), siete nel posto giusto. Anche la panetteria è ovviamente, come quasi tutto qui, trendy; chi l’ha aperta è Sarah Wiener (gioco di parole tra il cognome Wiener e l’aggettivo „viennese“, Wiener, appunto), una celebrità nel mondo tedesco, cuoca che ha iniziato con una catena di catering ed ha finito facendo programmi in televisione.

Comprarsi un panino, ovviamente bio e fatto al forno a legna, è un piccolo investimento (un euro), la coda è lunga, ma i dolci golosi e l’effetto promi (parola tedesca per „VIP“) assicurato.

Wiener Brot, Tucholskystraße 31, Berlin Mitte.

 

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