Fotografie, dettagli, storie: Diana Arbus a Berlino

22 Ago

Diane Arbus, fotografa rivoluzionaria. Così nei dépliant di presentazione.

E certo, negli anni sessanta, quando l’artista faceva i suoi scatti per le strade e per gli interni di New York, i soggetti dovevano sicuramente bucare, per così dire, la pellicola: come la Olympia nuda di Manet bucava le pareti delle esposizioni a Parigi e scandalizzava lo spettatore.

Ma ora, più che i travestiti, o le coppie nudiste un po’ agée dei ritratti, quello che colpisce è la capacità di raccontare: cogliendo la mimica del volto, la peculiarità di un movimento, di un dettaglio. Lasciando agire agire la luce e l’ombra, e  guidando così lo sguardo sui particolari: un cappello sgualcito, un ninnolo, una sigaretta, un paio di ciglia finte, una collana di perle, le fotografie su un comò. Un twin set da signora in contrasto con un corpo ancora impreciso, con l’espressione timida di chi vorrebbe essere qualcosa d’altro da quel che è.  Le risa aperte e il dolore di un ospizio. La grazia e sofferenza. Tanto che lo spettatore, affascinato, non può che cominciare a interrogarsi su i protagonisti delle fotografie. E a inventare, a sua volta, storie.

Diane Arbus, al Martin Gropius Bau, fino al 23 Settembre

 

http://www.berlinerfestspiele.de/de/aktuell/festivals/gropiusbau/programm_mgb/veranstaltungsdetail_mgb_ausstellungen_19926.php

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