Archivio | settembre, 2012

In barca a remi a Berlino

23 Set

Il clima berlinese, nelle famose mezze stagioni, dimostra una tendenza decisamente borderline: ovvero un giorno fa caldo, un giorno fa freddo. Ma se per caso il giorno di clima mite e soleggiato vi capita fortunatamente durante il fine settimana, allora perché non approfittarne per fare una bella gita al lago? Il bagno, ormai, è verboten, se non volete prendervi una polmonite. Ma restano le barche a remi. Per esempio sulla Greenwich Promenade, sul lago di Tegel: uno dei pochi laghi berlinesi „urbani“, con una passeggiata cittadina, caffé, gelaterie, ristoranti, e tutto l’occorrente per una domenica fuori porta. E, appunto, barche a remi. Che sono tante, ma nei giorni di sole vanno via subito: se arrivate nel pomeriggio potrà capitarvi di rimanere a bocca asciutta. Un altro lago dove fare belle remate è lo Schlachtensee, nella zona sud ovest di Berlino. Scendendo dalla fermata della S-bahn sarete subito sul lago: potete fare una lunghissima passeggiata nei boschi che lo circondano e finire con un giro in barca; o imboccare il sentiero a sinistra, e fare subito una bella remata, godendovi il sole e ammirando i boschi sulle rive e la gente che passeggia e fa jogging. Se invete volete rimanere nel centro di Berlino, c’è il laghetto del Tiergarten, il grande e centralissimo parco berlinese. Lì troverete un popolarissimo Biergarten e anche il noleggio di barche a remi. Oppure potete limitarvi a guardare le coppiette e famigliole in barca e bervi una bella birra sotto i raggi tiepidi del sole e le fronde degli alberi. L’importante è godersi la domenica di sole.

A dieci anni dal dottore da soli? Certo che sì, siam tedeschi!

19 Set

Riparliamo di differenze di mentalità: noi italiani saremo mammoni, ma i tedeschi… È successo ad un’amica: la figlia, che ha appena cominciato la quinta elementare, si lamenta di un forte bruciore all’occhio. Cosa fare? L’amica decide di prendere la mattina libera dal lavoro e accompagnarla dall’oculista. La cosa si risolve fortunatamente con poco: domani la bambina potrà tornare a scuola. E la madre chiede un „Krankenschein“, il certificato da portare al datore di lavoro per giustificare la sua assenza. Risposta: a partire dai dieci anni si presuppone che un bambino possa stare a casa da solo. Anche se malato. Quindi il genitore non ha diritto a nessun certificato. E quando la mamma chiede, un po’ perplessa: „Ma io dovevo accompagnarla dal medico…Non poteva venire da sola!“ l’infermiera la guarda con disprezzo: „Certo che sì. Ormai ha dieci anni, no?“

Racconto l’episodio a un’amica italiana, Chiara Molteni (la cito con nome e cognome perché è la mia fonte preferita di aforismi). Al di là della questione del certificato, quello che ci lascia perplesse è il fatto che venga dato per scontato che un bambino di dieci anni possa già amministrarsi da solo, da malato per di più, barcamenandosi tra viaggio, magari in metropolitana o in tram, sala d’attesa,  questionari da compilare,  e tessere magnetiche…giusto per dire le cose più semplici.   L’amica mi fa notare: „In Italia le mamme accompagnano i figli dal dottore fino a trent’anni. Poi ci pensano le mogli“. Rido: è vero anche questo. Siamo un po’ troppo protettive, lo ammetto (soprattutto con i maschietti). Ma sia io che Chiara siamo d’accordo che noi, i nostri figli che vanno ancora alle elementari, dal medico da soli  non li manderemmo mai.  Visto che oltretutto si presuppone che, se devono andare dal medico, non stanno bene. Dimenticavo di dire che ovviamente qui in Germania non esistono le visite a domicilio: anche con la febbre alta, si va in ambulatorio. E voi che ne pensate?

E se stessimo seduti proprio su una bomba?

18 Set

Inondazioni? Difficile. Terremoti? Il rischio è bassissimo, praticamente nullo. Frane? La città è piatta come una tavola, e gli unici rilievi sono le montagne di detriti ora diventate parchi. Nessun vulcano all’orizzonte. Insomma, tutti tranquilli e soddisfatti, finché un’amica non racconta dell’ennesima bomba della seconda guerra mondiale scoperta a Monaco, proprio nel centro, dove sono stati fatti evacuare (e hanno dovuto dormire in scuole e altri centri di raccolta) moltissimi abitanti. Oggi sono state fatte esplodere una bomba nella cittadina di Viersener (con danni alle case circostanti) e un’altra ad Amburgo. A Berlino l’ultima ad avere bloccato parti della città è stata  trovata nel maggio dell’anno scorso a Kreuzberg, vicino al famossissimo Oberbaumbrücke: qualche migliaio di abitanti evacuati, traffico bloccato…Sempre nell’aprile 2011, nel quartiere di Spandau, gli abitanti ad aver dovuto lasciare le loro case erano stati settemila. Insomma la solita routine. È impossibile calcolare quante bombe ci siano ancora nel sottosuolo: di sicuro sono tantissime. Io e la mia amica ci guardiamo, facciamo una risata esorcizzante: vulcani no, ma chi ci garantisce che non dormiamo sonni tranquilli proprio sopra una bella bomba?

Cosa fare a Berlino? Una passeggiata per Kreuzberg

14 Set

Una passeggiata per una zona della città che non si percorre tutti i giorni, con il privilegio di non avere nessuna meta e nessun appuntamento: uno dei lussi a basso costo che mi piace concedermi ogni tanto. E Berlino, se si ama camminare svoltando a destra e a sinistra secondo l’estro del momento, è un buon posto dove stare.

Prima di tutto perché si è abbastanza sicuri che prima o poi si arriverà a una fermata del bus o della metro che ci riporterà sani e salvi a a casa; poi perché, a qualunque ora e in qualunque quartiere, sulla strada si incontrerà sicuramente un ristorantino o un chiosco dove rifocillarsi, magari con un kebab dall’aspetto inquietante, ma comunque saziante; e poi, soprattutto, perché Berlino varia spesso. Nel giro di poche vie potete trovare dei mondi lontanissimi: come a Kreuzberg.

Se vi incamminate da Hermannplatz per il Kotbusser Damm troverete una piccola appendice di Istanbul: chioschi che arrostiscono semi di zucca e castagne, donne velate che vanno a prendere i figli alla scuola islamica, negozi di frutta e verdura con una scelta cosí vasta che sembra di essere tornati in Italia, agenzie di viaggio, insegne di dottori, di avvocati,tutto in turco, parrucchieri dove sulla soglia attendono donne dalle ciglia improbabili e capelli cotonati, come in un film anni Settanta. E poi girate a sinistra verso la Schönleinstrasse e arrivate nella Dieffenbachstrasse. Dove è ambientato uno dei libri per bambini più belli che ho mai letto (solo in tedesco, purtroppo): la storia dell’amicizia tra Oskar, intelligente e solo, e Rico, con un lieve ritardo mentale. La storia è cruda, divertente, triste e molto ironica, secondo il vero spirito berlinese. E le descrizioni della strada, con il suo microcosmo di immigrati, famiglie borghesi, prostitute, studenti e negozi, vivacissime. Anche qui però molte cose sono cambiate: la Dieffenbachstrasse, lunga e ombreggiata da ippocastani, si è riempita di negozi sfiziosi e locali altrettanto sfiziosi. Ma mantiene quell’aria un po’ decadente, non rifatta, ancora tipica di Kreuzberg. Se poi girate a sinistra nella Grimmstrasse salirete – metaforicamente, in senso sociale, – sempre più su: ci si avvicina al canale, al Paul Linke Ufer, con il famoso Admiralsbrücke, il ponte dove la sera si radunano folle di ragazzi e turisti, e dove le case costano ormai un occhio della testa. Io ho la fortuna di passarci a un’ora in cui ci sono ancora poche persone; si è appena fatto scuro, nei ristoranti ci sono ancora alcuni tavoli liberi, e il gruppo più folto è quello di spettatori seduto su un prato, in ammirazione di un gruppo di acrobati e musicisti che hanno improvvisato uno spettacolo tendendo alcune funi dai rami degli alberi. Ammetto di rimanere anche io lì a bocca aperta, affascinata. Insomma, se siete a turisti a Berlino: cancellate dalla vostra lista qualche monumento, e riservatevi un pomeriggio di passeggiata libera. Ne vale la pena.

Arte contemporanea a Berlino: comincia oggi la Berlin Art Week. Ma intanto spariscono i piccoli atelier.

11 Set

Una settimana, cento gallerie, un unico biglietto a 28 euro. Questo il programma della Berlin Art Week che comincia oggi per terminare il 16 settembre. Tra gli espositori soprattutto i grossi nomi del panorama dell’arte contemporanea berlinese: per esempio c/o, specializzata in fotografia, con Mario Testino; la fiera d’arte di abc, art berlin contemporary; oppure la più politicamente impegnata KW, con l’artista egiziano for Wael Shawky che propone una riflessione sui cambiamenti in atto nel mondo arabo. Fin qui, tutto bene: ma non mancano le voci critiche. Come chi fa notare che queste manifestazioni non danno visibilità alle gallerie che rappresentano gli artisti „minori“, quelli che non hanno raggiunto ancora la fama. E la Berliner Zeitung, a questo proposito, scrive che proprio mentre si inaugura la Berlin Art Week il Senato berlinese sta facendo proprio tutto il contrario che aiutare il microcosmo degli artisti che vivono nella capitale. Per esempio i piccoli ateliers della Rosenthaler Straße, finora sponsorizzati proprio dal comune di Berlino, spariranno per far posto a più lucrative camere di ostello; così come nella Landsberger allee, sul Charlottenburger Ufer e nel Wedding chiuderanno laboratori e ateliers per venire sostituiti da appartamenti di lusso e alberghi. Come a dire: la tanto discussa gentrification sta arrivando anche qui.

Il programma della Berlin Art Week lo trovate qui:

http://www.berlinartweek.de/en/berlin-art-week.html

“Rischiamo la chiusura”: i club di Berlino contro la Siae tedesca

6 Set

Gema. Questo nome dirà qualcosa a tutti i residenti in Germania che hanno provato a guardare un video su You Tube e si sono trovati davanti alla scritta che informa che spiacenti, la Gema – ovvero la SIAE tedesca – non ha concesso i diritti. E quindi, schermo nero.

Ora la Gema si sta rendendo ancora più impopolare, per lo meno presso gli amanti dei club e delle discoteche. A essere oggetto della discordia è la riforma del tariffario: per proteggere meglio gli artisti, dice la Gema, e fare in modo che guadagnino di più. Per dare ancora più soldi alle lobby dei potenti, dei grandi produttori musicali, riducendo sul lastrico i piccoli locali, che si trovano d’improvviso a dover dare un forfait del 10% delle entrate dei biglietti alla Gema, dicono gli oppositori: „Dai 16000 euro che paghiamo ora, dovremmo passare ai 228 000“, si lamenta per esempio il gestore di uno dei club più „storici“ e chiacchierati di Berlino, il Kit Kat Klub. E fa coro l’ancora più famoso Berghain: rischiamo la chiusura. Così i rappresentanti dei club più conosciuti, insieme ad appassionati di musica elettronica e tecno, si sono trovati davanti alla sede berlinese della Gema a Schöneber per una manifestazione a base, ovviamente, di musica. Che troverà sicuramente d’accordo tutti quelli che dei club di Berlino non amano solo la musica e l’atmosfera, ma anche i prezzi assolutamente accessibili.

Foto: Getty Images

 

Westerwelle: i profughi siriani? Daremo la priorità a quelli cristiani..

5 Set

Ma sono stata l’unica a indignarmi? Emergenza profughi dalla Siria: il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle dice che la Germania si sta attrezzando per accogliere i siriani in fuga dalla guerra civile. Fin qui, tutto bene. Anzi. Meglio tardi che mai. Ma quali sono i paramentri per accoglierli? A chi dare la priorità, visto che stiamo parlando di masse in fuga? , chiede l’intervistatore della berlinese  Radio Eins: „Ai quelli di religione cristiana“, risponde serafico Westerwelle. Alle perplessità del giornalista, che pone sacrosanti dubbi sulla validità di questo criterio, Westerwelle risponde, in soldoni: il fatto è che dobbiamo creare un’accettazione dei profughi da parte della popolazione…e quindi meglio se accogliamo prima i cristiani. Fine dell’intervista. E i diritti dell’uomo, il diritto alla sicurezza, per esempio? Alcuni esseri umani hanno più diritti degli altri, perché hanno la nostra stessa religione? Degli altri che ne facciamo? Persone di serie B, evidentemente. E che stima ha Westerwelle della popolazione tedesca, se pensa che per accettare dei profughi da una sanguinosissima guerra civile di cui in pratica ci stiamo del tutto disinteressando, dobbiamo far leva sulla comunanza religiosa? Spero, ardentemente, che si sbagli.

“Non accettiamo lezioni dalla Germania”

4 Set

Un rabbino (con figlia piccola al seguito) picchiato selvaggiamente a Berlinoda una banda di giovani arabi. Due giovani ebrei insultati davanti alla scuola. Gli aggressori, questa volta, „sembravano“ di origine araba. La Germania, giustamente, è molto sensibile e reagisce con particolare decisione a questo tipo di violenza. Da qui la richiesta alle associazioni islamiche di cooperare maggiormente per prevenire questo tipo di episodi. Le associazioni islamiche reagiscono indignate: non accettiamo che ci vengano impartite lezioni su cosa dobbiamo fare. Dalla Germania, poi.

Il tema è delicato e la dice lunga sulle ferite aperte tra gruppi islamici, tedeschi ed ebrei. Senza entrare nell’intrico di colpe passate e presenti e cercando di mettersi dal punto di vista delle associazioni islamiche:  il fatto che gli aggressori fossero arabi mette in moto automaticamente una serie di pregiudizi, è vero. Sono loro, i nemici, i violenti. I talebani. Magari, invece, è stata una banda di „cani sciolti“. Non sappiamo ancora se ci fossero dietro motivazioni politiche e razziste, vero anche questo.

Ma come avremmo reagito se gli aggressori fossero stati dei tedeschi, non necessariamene neonazisti? Non avremmo richiesto alla Germania una maggiore decisione nella lotta contro questo tipo di violenze? Sicuramente sí. E non è lecito chiedere a ogni gruppo di combattere i propri, di estremismi, di cooperare per la convivenza pacifica? A me, francamente, non sembra poi chiedere troppo.

I nuovi italiani a Berlino: chi siamo, cosa vogliamo? Ne parla il documentario “Ciao Italia”

3 Set

Siamo sempre di più, dicono le statistiche. Sempre più stranieri a Berlino, sopratutto sempre più italiani.  Siamo noi, allora, i nuovi poveri, tocca a noi, dopo le ondate di turchi, russi, serbi e polacchi? E perché  proprio qui, in una città piena di debiti? Siamo qui per cercare lavoro, per cercare di vivere senza lavorare (anche questo è possibile, impegnandosi),  per essere creativi, per ricominciare una nuova vita, perché non ne potevamo più dell’Italia e dei suoi problemi, o semplicemente per essere nella città più cool del momento?

Probabilmente di tutto un po’. Un dato di fatto è che – rispetto a quando sono arrivata qui, dodici anni fa ormai – è normale sentire parlare italiano per strada. E la gente non mi guarda più con curiosità o sospetto, quando mi rivolgo a mio figlio nella nostra lingua. Un altro dato di fatto è che la nuova immigrazione è atipica. Niente a che vedere con gli italiani con la valigia di cartone: la maggior parte ha una laurea – e magari si adatta a fare il cameriere, pur di stare qui.  Perché?

Una buona occasione per cercare di capire qualcosa in più è andare a vedere un documentario su questo tema, che verrà proiettato a Berlino domenica prossima. I due registi (italiani) sono andati a cercare sei storie di nuovi arrivati a Berlino e hanno chiacchierato con loro. In tono sommesso, tranquillo: senza voler dimostrare alcuna tesi, semplicemente ascoltando. Lasciando emergere la gamma di sentimenti che chi parte si porta, bene o male, sempre dietro: voglia di ricominciare e amarezza, curiosità e rimpianti, stanchezza ed entusiamo… Alle volte rabbia. Sullo sfondo di una Berlino in costruzione, di facciate che scorrono dai finestrini della metro, di strade che si intrecciano a binari e biciclette. E guidati da un tedesco amante dell’Italia (ovviamente anche lui in bicicletta), che ci rispecchia con simpatia: come gli italiani vivono i tedeschi, ma anche come i tedeschi, al di là dei pregiudizi, ci considerano.

Il documentario, di Barbara Bernardi e Fausto Caviglia, si intitola „Ciao Italia“ e verrà proiettato al cinema Babylon omenica 09.09 alle ore 16 e alle ore 18 Repliche il 10. l’11 e il 12 alle ore 18.

http://www.monsieurcheville.com/

Torte e caffé: la dolce vita berlinese

1 Set

Ma sì: anche Berlino ha i suoi lati dolci. Basta non aver paura di ingrassare. Il rischio, qui, è la sovrabbondanza della scelta – con le sovrabbondanze di altro genere che ne conseguono. Se invece non avete questo problema, o riuscite a ignorare allegramente la bilancia, come faccio io, posso consigliarvi una pasticceria a ragione molto famosa a Berlino: si chiama Sowohl…als auch, che potremmo tradurre con „Sia questo che quello“. Insomma, un nome, un programma. Sí, perché davanti alla teca ricolma di torte a più strati, lamponi e crema di panna, nocciole e cioccolato, cheese cakes, e tutto quello che un goloso come me può sognare, il problema è proprio: cosa prendere? Qualunque sarà la vostra scelta, ad ogni modo, sarà difficile che rimaniate delusi. Anche perché già il posto vale una dolce sosta:d’estate potete scegliere un tavolino sotto gli alberi, nella via di case fine ottocento, poche macchine e molti turisti, negozi sfiziosi e famigliole a passeggio. D’inverno potete invece godervi l’atmosfera calorosa, con dipinti simil Klimt alle pareti, dell’interno e i Bobobe (borghesi bohème berlinesi) che leggono libri davanti a fumanti tazze di caffé e fette Sachertorte…

 

http://www.tortenundkuchen.de/

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