Archivio | Teatro RSS feed for this section

Cominciamo: “Hölderlin” alla Staatsoper Unter den Linden

17 Nov

Una delle cose belle della mia città è che si riescono a vedere anche opere contemporanee. Alla Staatsoper Unter den Linden ieri sera c’era la prima di un pezzo dedicato a Hölderlin.

Alla parola Hölderlin a me vengono in mente tre cose: che per molto tempo non ho saputo come pronunciarlo, che lui e quelli della sua risma a scuola mi avevano annoiato tantissimo, e che comunque l’Infinito e la Natura (con molte maiuscole)  c’entrano qualcosa.

Allora, ho pensato, quale occasione migliore per acculturarmi? Fra l’altro a Berlino le prime sono molto più divertenti che a Milano; costano di meno e il pubblico è disparatissimo: dalla sciura bionda (ma bionda vera, vedi la fortuna) in vestito da sera, alla pensionata con costume tirolese, allo studente scapigliato. Si può andare in jeans e mangiarsi una brezel ricoperta di formaggio, e nessuno ti guarda male.

Insomma tutto sembrava molto promettente. Sembrava. Ora, sulla musica non voglio dire nulla: la musica contemporanea non è per tutti, e sicuramente non per me. Sono ignorante e taccio. Però osservo. E osservo che nei teatri berlinesi un pezzo su due viene messo in scena allo stesso modo. Sennò, evidentemente, non è contemporaneo. Quindi, non riuscendo a seguire né trama né musica, ho fatto le seguenti annotazioni.

La prima regola è che ci devono essere dei corpi rotolanti a terra, immersi possibilmente in una plastica luce freddissima, o grigia o azzurra. Se proprio le esigenze di copione impediscono il rotolamento, i poveretti devono camminare da un lato del palco all’altro come leoni in gabbia. Assolutamente da impedire è che il movimento abbia un senso o scopo. Una fila di personaggi immobili, come ombre, deve starsene immobile sullo sfondo e prima o poi muoversi verso le prime file (questo l’ho visto in almeno tre messe in scena diverse). Calore o emozione sono passé, quindi per favore evitiamoli. Da inserire invece sono: riferimenti alla cronaca attuale, colpi di pistola, bambini disadattati, e l’immancabile riferimento al nazismo. Che per l’amor di Dio, bello rifletterci sopra (meglio che vendere i calendari di Mussolini ai mercatini del sabato come facciamo noi), ma non cosí, come citazione obbligatoria. Morale: bho. Però la cosa più bella da guardare rimane sempre l’orchestra, con le sue pause, il calore dei legni, i musicisti che incrociano le braccia e quelli che riprendono in mano gli strumenti, il direttore con il suo lenzuolo bianco di segni segreti davanti, e quel loro mondo di azioni cosí perfettamente concordate le une alle altre. Loro mi piacciono sempre. (ELG)

 

Hölderlin. Eine Expedition, di Peter Ruzicka, Staatsoper Unter den Linden, Unter den Linden 7

 

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: