Lo scontro delle civiltà si gioca a colazione: burro contro biscotti.

5 Mar

brunchUn classico: turisti tedeschi che si lamentano della povera colazione italiana in albergo: qualche croissant, qualche fetta biscottata, marmellata. Io, invece, le colazioni “continentali”  non riesco a sopportarle: mi mettono in crisi, mi sembra di dover mangiare tutto, e finisce che mi rovino tutta la mattinata con un accenno di indigestione. La stessa cosa quando mi invitano ad un brunch qui a Berlino: prima di tutto, appena alzata ho bisogno di zuccheri, quindi arrivo al brunch dopo aver già mangiato un paio di cornetti col caffè.  E poi la troppa scelta mi provoca crisi d’ansia, così come l’idea di mischiare marmellata e insalata di patate. Ma, come dice il saggio, de gustibus non disputandum est: ognuno faccia come gli pare.

Purtroppo non è sempre così e le discussioni più accese che ho sentito (e a cui ho partecipato) tra italiani e tedeschi riguardano quasi sempre le abitudini a colazione. Ognuno rivendica la sua come la più buona (gli italiani) e la più sana (i tedeschi).

I biscotti, per esempio: i biscotti per la colazione sono una cosa che ad un tedesco non gliela devi nemmeno nominare, sennò chiama l’ufficio d’igiene, gli assistenti sociali, la buon costume, e ti fa arrestare. A colazione ci vogliono il müsli, il pane, il prosciutto, e soprattutto tanto tanto burro, che come si sa è molto sano. È una questione ideologica, non di gusti.

E qui faccio una breve parentesi sul burro, e avverto i lettori dallo stomaco delicato di saltare le prossime righe, se pensano di non potercela fare. Ma mi sento comunque in dovere di informarvi che il burro, i tedeschi, lo mettono con tutto e su tutto, anche se li scongiuri di non farlo: con i pomodori, il salame, le uova, la nutella, i carciofi, le olive, le caramelle al rabarbaro…Perché sennò – questa è stata la spiegazione di una panettiera ad un’amica napoletana ottima cuoca, che inutilmente protestava – sennò il panino non tiene, e gli ingredienti scivolano via. Io non ci avevo mai pensato, ma da questo punto di vista la cosa non fa una piega. Il burro come collante universale.

Sono due scuole di pensiero, due civiltà, altro che religione: a colazione meglio burro o biscotti?

Mio figlio invece, ecumenico, un vero prodotto della nostra Europa cosmopolita, a colazione usa il burro per incollare al panino i biscotti.

All’inizio ero perplessa, ora sono orgogliosa. La volevamo o no, l’Europa unita? E più unito di così…..

La vera Berlino si trova al bar all’angolo: la Eckkneipe.

2 Mar da www.eckkneipen.wordpress.com

Eccoci sondare oggi – dopo gli Späti – un altro fenomeno tutto berlinese dal nome misterioso. Si chiamano “Eckkneipe”, i bar all’angolo. Ed effettivamente si trovano tutti sull’angolo di un palazzo, chissà perché. Hanno anche altre cose in comune tra loro: sono scuri, fumosi (e quindi vietati ai minori di 18 anni, perché in quasi tutti è consentito fumare) la birra costa poco, e soprattutto sono pieni di vecchietti.

Volete vedere dei vecchietti a Berlino?

Non è così facile. Li hanno tutti trasportati in periferia, credo, quando si è deciso che Berlino sarebbe diventata una città povera ma sexy. Come conseguenza logica i poveri ma non sexy, tipo i pensionati, sono spariti al margine della città. E quelli che si sono rimasti è perché si sono tutti nascosti nelle Eckkneipen e nessuno ha pensato di andarli a cercare lì (questa, almeno, è la mia ipotesi).

Delle Eckkneipe è raro vedere l’interno: tengono sempre la porta chiusa, in modo da mantenersi belle fumose, immagino. Le sedie e i banconi sono di legno scuro, l’illuminazione scarsa, e il personale scortese. Se manca uno di questi requisiti, è un fake per i turisti.

Io nelle Eckkneipe sono entrata solo qualche volta: di vecchietti ne vedevo abbastanza quando insegnavo italiano nelle scuole civiche della periferia, e loro si concedevano il sogno di imparare la lingua di un posto dove non avrebbero mai e poi mai avuto i soldi per andare. Eh sì: non ci sono solo gli italiani che sognano di andare a Berlino, ma anche qualche berlinese non di moda, non bello, non trendy, povero e soprattutto anziano, che in Italia ci andrebbe molto volentieri, e non se lo può permettere. That’s Berlin, folks…e se volete vedere un pezzo di Berlino autentica, fatevi un giro in una Eckkneipe (e se non fumate, dotatevi di una maschera antigas).

Lo Späti, il salvatore dei berlinesi.

27 Feb

Quando sono arrivata a Berlino, nel lontano anno 2000, la spesa del sabato era uno dei miei incubi ricorrenti. I negozi chiudevano alle quattro del pomeriggio (i supermercati) o alle due (tutto il resto). Morale: anche nei selvaggi anni della gioventù, quando il sabato lo si vorrebbe passare a ciondolare a letto, mi toccava uscire per tempo, se volevo arrivare fino al lunedì senza morire di fame.

Era una vita come in un paesino piccino picciò: e Berlino aveva ancora molto del paesi. Si trattava di un assurdo, buffo mix tra una città che si ritrovava di colpo ad essere capitale senza riuscire a prendersi troppo sul serio (non lo fa nemmeno ora),  anarchia, punk e punkettoni, case cadenti, caffè bui come in una canzone di Tom Waits, club illegali, gallerie d’arte illegali, vecchietti che ti insultavano se osavi attraversare la strada con il rosso, e negozi che chiudevano alle 14. Un mix molto particolare insomma, in cui bisognava barcamenarsi per non diventare schizofrenici– e in cui il sabato si era tenuti ad alzarsi presto.

Fino a che qualcosa è cambiato: i supermercati hanno cominciato a rimanere aperti addirittura fino alle sei. Poi fino alle sette. Poi alle otto, di pari passo con i cambiamenti della città che si modernizzava e si internazionalizzava sempre di più, e con i prezzi delle case che cominciavano a salire. Ora esistono addirittura supermercati aperti fino a mezzanotte (rari, però).

A Berlino, la certezza, il pilastro, il faro nella notte, non è il supermercato, e nemmeno il centro commerciale, ma lui, lo Späti: nomignolo affettuoso e familiare per il più serioso nome ufficiale, Spätkauf, ovvero il negozio che è autorizzato a vendere fino a tardi, addirittura tutta la notte, e addirittura la domenica.

Non pensate però che lo Späti riesca ad emulare i fasti di un ipermercato. E non è nemmeno una magica bottega orientale, anche se i proprietari sono solitamente turchi o vietnamiti. La funzione principale dello Späti è di provvedere ai veri, urgenti bisogni umani: ovvero alcool e sigarette.

Il vero Späti mostra orgoglioso file e file di bottiglie di birra ordinate secondo criteri imperscrutabili (Colore dell’etichetta? Provenienza? Gradazione alcolica?) nelle vetrine degli enormi frigoriferi. Poi ci sono vino, sigarette, e, a seconda dello Späti, anche altri generi considerati di prima necessità. Alcuni vendono pane tostato, biscotti, prosciutto di plastica rosa con venature violacee, formaggio di plastica bianca con venature giallastre, e hanno una piccola scelta di surgelati. Il mio, quello sotto casa, punta all’essenziale. Ci sono almeno diciotto tipi di birre diverse, almeno cinque di vino, alcune postazioni internet dall’odore inquietante, biscotti al cioccolato di provenienza russa e turca, latte intero a lunga conservazione, e patatine. Io sono una fedele compratrice dei biscotti al cioccolato – mi inquietano, ma sono buoni, ho sviluppato una strana forma dipendenza – e di latte, perché me lo dimentico sempre, e allora ne acquisto una confezione di ritorno dal cinema o dalla cena con amici. Poi ci sono gli Späti domenicali, quelli che di soppiatto aggiungono alla loro scelta di generi alimentari a lunghissima conservazione anche due o tipi di frutta e verdura. Non sono sicura che sia legale, e infatti spesso li celano sotto dei teli (come se così non si notassero). Ma la domenica sono sempre pieni di distratti o ritardatari come me, che comprano un paio di pomodori, un cetriolo e una bustina di formaggio dall’aspetto velenoso per la cena… spaetkauf-spati

I mezzi pubblici di Berlino ti amano – o no?

25 Feb

Ho da poco ricevuto una mail di una lettrice del blog che si lamentava della maleducazione dei controllori sulla S-Bahn di Berlino (ricordiamo che non ci sono sbarre all’ingresso, ma controlli random effettuati sui mezzi), ipotizzando addirittura che fossero dei piccoli delinquenti che truffavano i viaggiatori.

In realtà è molto probabile che fossero controllori veri e propri: sono in borghese, e non so se per incutere rispetto spesso sono vestiti come se stessero andando a rapinare una banca, total black, barba lunga e occhio alcolizzato. In più sono famosi per essere scortesi, intransigenti (anche con chi chiaramente ha sbagliato in buona fede) e molto maleducati. Ho assistito io stessa ad una scena in cui un ragazzo (apostrofato malamente dai controllori perché, distratto dalla lettura del giornale, non aveva risposto immediatamente al loro “invito” di mostrare il biglietto) chiedeva di essere interpellato con rispetto, in quanto viaggiatore pagante, e ne nasceva quasi una rissa.
A me è capitato che mi venisse richiesto il biglietto addirittura sulla banchina della S-Bahn: il fatto che mi trovassi lì, secondo gli arguti controllori, presupponeva una mia intenzione di prendere i mezzi, o di essere appena scesa, quindi….(è seguita ovvia discussione animata che qui non riferisco per rispetto dei possibili lettori minorenni).

Questo per quel che riguarda i controllori del treno urbano, gestito dalla Deutsche Bahn. Ma i mezzi pubblici di Berlino in generale non hanno la fama di essere particolarmente “customer friendly”. Tutto al contrario. Voci raccontano (ma non so se siano vere) che i primi messaggi automatici “zürück bleiben, bitte” quando si chiudono le porte della metropolitana abbiano dovuto essere cancellati e rifatti, perché troppo scortesi: non una richiesta, ma un ordine abbaiato dal microfono. Insomma, la BVG, gestore di metro, tram e bus, ha da tempo un problema di immagine notevole e sta cercando di risolverlo nel modo più classico: con una nuova campagna pubblicitaria e iniziative dagli effettetti discutibili.

Sulla U2, per esempio, ora le fermate sono annunciate (sempre e solo in tedesco, ovviamente) da VIP berlinesi: cosa che le rende ancora più incomprensibili ai turisti, e fa andare i pedolari come me, che si devono sorbire lo stessa battuta e la stessa presentazione due o tre volte al giorno, fermata dopo fermata, completamente fuori di testa.

Io ho un abbonamento perenne, praticamente a vita, ai mezzi pubblici di Berlino (compreso pure il traghetto, che un giorno andrò apposta su un lago per prenderlo) e alla BVG, nonostante i guidatori di bus maleducati e i controlli ancora più maleducati, ci sono affezionata. Alla fine metto in conto a anche un biglietto caro e un po’ di scortesia, pur di potermene andare dove mi pare senza dover ricorrere all’auto.

E ammetto anche la nuova pubblicità della BVG non mi dispiace per nulla, anche se il motto “La BVG ti ama” non mi sembra poi troppo azzeccato. Il resto però è carino.
Su uno dei manifesti che tappezzano ora le fermate della metro c’è un ragazzo vestito da donna (reduce da un party selvaggio, supponiamo) che dorme profondamente in un vagone del tram, nella luce dell’alba, con la scritta, in dialetto berlinese: “Alle quattro e mezza del mattino non ti passa a prendere nemmeno tua madre”. E sotto, nell’occhiello: “Perché noi ti amiamo”.

Ora, del fatto che la BVG mi ami davvero dubito un po’, ma che mi porti a casa anche alle quattro del mattino, almeno il fine settimana, è un dato di fatto. E già questo non è per niente male.

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“A quest’ora non passa a prenderti nemmeno tua madre. Noi sì.” I mezzi pubblici a Berlino

23 Feb

Riprendo il blog dopo una lunga pausa: alle volte Berlino mi stufa talmente che non ho nemmeno voglia di raccontarla.

Perché a viverci dentro per tanto tempo addirittura la capitale tedesca perde la sua aura hipster-trendy-creativa, e diventa una città come tutte le altre. Andare al lavoro, tornare dal lavoro, le tasse, il dottore, la burocrazia e quelle tante piccole difficoltà che ti fanno disaffezionare ad un posto.

Alle volte (soprattutto d’inverno, nel grigiore monotono dei giorni) perdo anche di vista le cose per cui mi piace vivere qui: per esempio i mezzi pubblici, che coprono quasi ogni parte di Berlino come una capillare ragnatela. E non è poco, se considerate che Berlino ha una superficie di circa 890 km quadrati per circa 3.5  milioni di persone (ci stiamo belli larghi, effettivamente).

I mezzi pubblici per me sono essenziali. Causa irrimediabile imbranataggine, ho sempre odiato guidare e vivere qui mi ha restituito una meravigliosa sensazione di indipendenza: sono una cittadina come tutti gli altri, anche senza le quattro ruote.

La BVG (l’azienda che gestisce tram, metro e bus) e la Deutsche Bahn (che gestisce la S-Bahn, il treno urbano) funzionano anche di notte (dal venerdì alla domenica anche tutta la notte, infrasettimanalmente più o meno fino all’una), e sono usate da tutti.

Di modo tale che –  a parte i momenti di crollo e di sciopero,  soprattutto della S-Bahn – puoi godere di quella meravigliosa sensazione che sai che più o meno arriverai al lavoro o ai tuoi appuntamenti in orario.  E che la sera puoi uscire, andartene al cinema all’altro capo della città e tornare da sola senza doverti fare troppi problemi, anche se appartieni al genere femminile.

Il prezzo da pagare è alto, ma non in senso metaforico: è proprio il prezzo del biglietto ad essere salatissimo. La sola andata (non potete usare il biglietto per rifare lo stesso percorso all’incontrario, pena la multa) per un adulto costa 2.70 nella zona centrale AB. Se avete con voi la bici, ricordate di fare un biglietto anche per lei (1,80) E anche per il vostro cane (1.70 Euro). E non chiedetemi il perché della differenza di prezzo di dieci centesimi tra il cane e la bicicletta, non la so.

Ad ogni modo, tutto sui biglietti, i costi, e le possibilità di comprare biglietti giornalieri, settimanali o per piccoli gruppi lo trovate qui:

http://www.berlin.de/it/turismo/informazioni/1772016-3020793-biglietti-tariffa-reti-di-linee.it.html

E a Berlino arrivò l’aperitivo italiano….

6 Nov

Un’amica tedesca mi ha fatto notare come noi italiani, all’estero, passiamo il nostro tempo a incontrare altri italiani. Insomma, scappiamo dall’Italia ma poi non possiamo fare a meno di frequentare in continuazione i nostri connazionali e ricreare il più possibile le nostre abitudini. Siamo come le lumache, solo che al posto del guscio ci portiamo dietro barattoli di caffè e taniche olio dop – e se possiamo anche amici, parenti e abitudini di vario genere..
Sarà un bene, sarà un male? Io so solo che sono molto contenta che finalmente a Berlino sia arrivata un’abitudine italianissima di cui avevo particolarmente nostalgia: l’aperitivo. Non il semplice cicchetto con due patatine (e che shock, la mia prima volta a Berlino, quando le noccioline cui avevo chiesto di accompagnare il bicchiere di vino me le avevano fatte pagare cinque marchi, per poi però consigliarmi di portare via quelle avanzate avvolte in un tovagliolo…). No, ora si tratta di un aperitivo di tutto rispetto, con buffet, pasta, formaggi, frittatine, crocchette e affettati, proprio come da tradizione milanese.
A offrirlo sono diversi bar, ma l’unico che ho provato (affezionandomi subito, e quindi sono rimasta lì) è il caffè Monelli. Perché proprio lì? Perché il vino è veramente buono (e non è scontato, a Berlino, trovare un bar con un vino di qualità); gli stuzzichini ottimi; il personale al banco simpatico. E poi perché il bello dell’aperitivo tradizionale è anche tirar tardi facendo quattro chiacchiere con i proprietari e gli altri clienti abituali.
Lo ammetto: sarà pigrizia, sarà che parlare e scherzare nella propria lingua è sempre un momento di relax, sarà che i sapori di casa sono sempre i più buoni: ad ogni modo sono ben contenta che vicino a casa mia si sia stabilita una piccola enclave italiana, tra il caffè napoletano, la pizza romana, e l’aperitivo milanese. E che il mio venerdì berlinese abbia una bella abitudine in più.
L’happy hour al bar Monelli è solo il venerdì sera, a partire dalle 19. Attenzione: si mesce anche dopo, ma gli stuzzichini ci sono solo fino alle 22.

Caffè Monelli
Greifenhagener Straße 53, 10437 Berlin
http://www.caffemonelli.de

D come… Deutsch! Imparare il tedesco a Berlino

28 Ago

Una delle domande che mi sento rivolgere più spesso è: “Ma è difficile imparare il tedesco?” Non a caso. Imparare il tedesco è l’ostacolo numero uno per tutti quelli che vogliono vivere a Berlino. E difatto è una lingua che esige pazienza e anche costanza, soprattutto all’inizio. Vedetela così: è una lingua che si lascia conquistare solo dopo una certa resistenza e sarà in grado di stupirvi anche dopo una lunga frequentazione. Non vi annoierà mai. A me, dopo tredici anni e con una certa competenza linguistica, capita ancora di arenarmi su generi maschili e femminili, su coniugazioni inusuali, o su combinazioni di parole molto ardite.
Il lato positivo è che nessuno se ne avrà particolarmente a male. I tedeschi sono comprensivi – anzi, incoraggianti – con chi si sforza di imparare la loro lingua. Non faranno mai finta di non capire perché non avete costruito una frase perfettamente (come può succedere in Francia). Anzi. Si sforzeranno di trovare un senso anche nei balbettii più primordiali.
Ciò non toglie che l’esperienza di essere alle prime armi e di riuscire ad esprimere quello che volete dire solo quando il resto della compagnia è già passato ad un altro tema (o è già andato a casa) è sicuramente frustrante.
Imparare una nuova lingua, e soprattutto il tedesco, è come ritornare ad essere bambini, più indifesi e un po’ imbranati nelle cose più semplici.
Piccoli trucchi: trovate (magari proprio ad un corso) altri stranieri con cui conversare. Rigorosamente in tedesco, ovviamente, mai in inglese! Sarete tutti nella stessa condizione e nessuno si vergognerà dei propri strafalcioni.
Per imparare una lingua stando all’estero, niente di meglio che ascoltare radio e televisione (o programmi su internet). Più scemi sono i programmi, meglio è: sapere più o meno già quello di cui si parla aiuta molto a comprendere. Ma soprattutto non scoraggiatevi.  E sappiate che sarete ricompensati. Anche perché poi il tedesco è una lingua fedele: non ha migliaia di accenti e versioni e nuove creazioni linguistiche come l’inglese. Una volta che lo parlate, lo parlate.

Un’altra piccola riflessione prima di passare ai consigli concreti sui corsi. Molti si chiedono se si può vivere a Berlino senza sapere il tedesco. Per potere, certo che si può. Con un po’ di sforzo si  può quasi tutto nella vita, anche nutrirsi esclusivamente di torte di crauti e vaniglia. Il punto non è se si possa, ma se se sia sensato o costruttivo. Io personalmente non lo credo. Il rischio è quello di non capire il posto dove  si è scelto di vivere e di rimanersene isolati nella propria comunità, o tutt’al più, se si è in grado di parlare bene l’inglese, nella comunità dei new berliner. Può essere più facile, ma senza sapere la lingua di questa città potrete conoscere solo la superficie. E sarebbe un peccato (senza contare che per trovare un lavoro sapere il tedesco è sicuramente un gran vantaggio).

Quindi passiamo al punto due: dove imparare il tedesco a Berlino? Quali corsi di tedesco ci sono?
Anche in questo caso c’è solo l’imbarazzo della scelta, a seconda dei vostri orari, preferenze, quartiere e possibilità economiche.
La scelta fatta più spesso dai nuovi arrivati a Berlino è quella delle Volksochschule, letteralmente l’”Università popolare”, istituzione che in Germania funziona bene ed è molto amata. Le VHS offrono di tutto: corsi di lingue, di computer, danza, cucina….a prezzi molto contenuti.
Per gli stranieri esistono corsi detti “Integrationskurs”, corsi di integrazione, molto intensi (tre o quattro ore al giorno) e che costano pochissimo, 1.50 euro all’ora (per un corso 150 euro, visto che è di 100 ore). La buona notizia è che in quanto membri di un paese dell’Unione europea si ha automaticamente il diritto a frequentarli; la cattiva è che, visto l’enorme afflusso di italiani, greci, spagoli, soprattutto negli ultimi tempi, è difficile trovare posto. Pensate a prenotare per tempo.

Questa la pagina con tutti gli indirizzi e le home page delle 12 Volkshochschule di Berlino.
http://www.berlin.de/vhs/adressen.html
Detto questo, buon tedesco e viel Spaß beim lernen

C come…un cimitero dove prendere il sole sul prato e far giocare i bambini. A Berlino, ovviamente.

23 Ago

C come cimitero e state già facendo gli scongiuri?  Si vede che non avete mai visitato il cimitero che dico io.

Ma bisogna premettere che a Berlino, in generale, anche i cimiteri sono informali. Verdi, curati, piacevoli.

Il più informale di tutti, completo di parco giochi e ragazzi che prendono il sole, è quello dei liberi pensatori (Freireligiöse Gemeinde) nella Pappelallee, a Prenzlauer Berg. La comunità dei liberi pensatori aveva ricevuto alla fine dell’Ottocento questo piccolo appezzamento di terra per seppellire i suoi seguaci. E ora è una oasi di pace e di verde, con le lapidi che fanno quasi da decorazione tra l’erba ben curata, un angolo recintato con la sabbiatoia e l’altalena, e tante panchine dove riposarsi all’ombra degli alberi. Ai liberi pensatori, evidentemente, la compagnia dei bambini che giocano e delle belle ragazze che leggono sdraiate sull’erba piace molto. Sul portone di ingresso spicca il motto della comunità: “Rendi la tua vita bella e buona qui sulla terra, perché l’aldilà non esiste”. Si può discutere di religione fin che si vuole, a me il consiglio pare comunque sensato.

Dicevamo che è raro che i cimiteri a Berlino mettano davvero tristezza. Con l’eccezione dei cimiteri ebraici, pittoreschi e malinconici. I principali sono due: quello più piccolo anche lui a Prenzlauer Berg, nella Schönhauser Alle. E poi uno dei piú grandi di tutta la Germania (40 ettari e più di centomila tombe: dati che danno l’idea di come doveva essere grande la comunità ebraica prima dell’infamia nazista) nel quartiere di Weissensee. È cosi caratteristico, così ricco di storie da raccontare, che la regista Britta Wauer ci ha girato anche un documentario presentato alla Berlinale qualche anno fa. Attenzione (è ovvio, ma meglio ricordalo): i cimiteri ebraici sono chiusi il sabato. E per rispetto gli uomini si devono coprire il capo, entrando.

Se invece volete andare a trovare qualche personalità famosa, come Bertold Brecht, i filosofi Hegel e Fichte, allora l’indirizzo giusto è quello del cimitero del Dorotheenstädtischer Friedhof (Chausseestraße 126). Il cimitero dei liberi pensatori si trova nella Pappelallee, Quello ebraico di Weissensee è nella Herbert-Baum-Straße 45. Quello di Prenzlauer Berg nella Schönhauser Alle, al 22.

C come…Clubs a Berlino!

21 Ago

Ovvio. Per molti visitatori o nuovi arrivati, una delle principali attrazioni della capitale tedesca. Ci sono quelli famosissimi, come il Berghain (con lunghe code e  fior di articoli e blog che consigliano come vestirsi e comportarsi per passare le selezioni all’ingresso); e tanti che nascono e muoiono nello spazio di  poche stagioni, diventati subito dei miti, come per esempio il Bar 25, sulla Sprea, set di un film culto per le generazioni danzanti berlinesi, Berlin Calling.

Ci sono i club per giovani hipsters (vedi Neukölln, i locali sulla Weserstraße) e quelli per i metallari. Ci sono quelli che offrono party per i sopra trenta e anche per i sopra i quaranta. Quelli eleganti e quelli alternativi; quelli dove si va per rimorchiare ed essere rimorchiati, quelli per omossessuali only e quelli dopolavoro. Quelli di musica elettronica (la specialità berlinese) e quelli di salsa o indie o world music.

Un buon sistema per capire quello che può interessare  è cercare di capire quale dj sarà in quale club, per individuare il genere musicale. Perché anche nello stesso posto musica e pubblico possono cambiare parecchio da serata a serata.  E magari può capitare di finire in un posto frequentato da ragazzini che sembrano appena usciti da scuola – a me, a cui non dispiace la musica indie, è successo. E mi sentivo tanto mamma andata a recuperare il pargolo per portarlo a casa…

Insomma, la scelta del club dove andare a ballare non è così semplice: trovare il giusto mix di location, pubblico e musica è alle volte semplice questione di fortuna.

Ma tentiamo un piccolo elenco, quantomeno dei posti “univeralmente” riconosciuti come al top.

Per la musica elettronica il Berghain, Watergate, Week End (al quindicesimo piano di un grattacielo ad Alexanderplatz, con vista meravigliosa); per la musica indie il Lido, a Kreuzberg, e Astra Kulturhaus (i miei preferiti), dove fanno anche concerti sempre interessanti;  per il rock a Kreuzberg il Wild at Heart, e a Mitte il White Trash Fast Food, dove ascolterete musica rock, garage, punk, o il Bassy Cowboy Club, dove il rock è rigorsamente anni Cinquanta e Sessanta.

Per cercare di incontrare i vip (o magari qualche attore durante la Berlinale) le riviste locali consigliano Cookies o il Felix Club, vicino all’esclusivo Hotel Adlon (però non ci sono mai stata).

Ce ne sarebbero ancora tantissimi: troppi. Se avete voglia di suggerire i vostri preferiti, molto volentieri!

E un ultimo piccolo consiglio da insider: non dite mai, mai, mai, “stasera andiamo in discoteca”. Vi guarderanno con perplesso disgusto, come dei ragazzini. A ballare si va esclusivamente nei club (che poi di fatto sono delle discoteche, ma, come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti…) Ed ecco l’elenco dei link dei club nominati sopra.

http://berghain.de/

http://www.water-gate.de/

http://www.week-end-berlin.de/

http://www.lido-berlin.de/

 http: //www.whitetrashfastfood.com

http://www.astra-berlin.de/

http://www.wildatheartberlin.de/

http://www.bassy-club.de/

http://www.cookies.ch/
http://www.felix-clubrestaurant.de/

B come…Biciclette e piste ciclabili a Berlino.

20 Ago

Non sei un vero berlinese se non ne possiedi una. Magari l’hai comprata per poche decine di euro al mercatino delle pulci che si svolge ogni domenica al Mauerpark (con una buona probabilità che sia stata rubata e rivenduta); oppure nuova fiammante da Stadler, uno dei negozi di bici più grandi della Germania, a Berlino con ben due filiali, dove  c’è addirittura una piccola pista con dossi e strisce pedonali  per provare il nuovo mezzo “su strada”.
Ad ogni modo, di prima o seconda mano, la bici a Berlino è un must. Anche perché la città, dalle strade larghe, piatte, e provvista di più di 600 km di piste ciclabili, sembra proprio fatta apposta per loro. Tanto che si calcola che ogni giorno ce ne siano in giro ben mezzo milione. Ma sono possibili anche molte gite in bici nei dintorni di Berlino, nel Brandeburgo. Anzi: per chi è veramente allenato e vuole fare una vacanza molto sportiva è stata da poco completata la prima “autostrada” esclusivamente ciclabile che collega Berlino  a Kopenhagen. E l’amministrazione berlinese continua ad investire per rendere la città ancora più “Bicycle-friendly”.

Se siete in visita solo per qualche giorno, sono moltissimi gli alberghi che offrono il servizio o i noleggi di biciclette, la maggior parte nei quartieri di Mitte, Friedrichshain e Kreuzberg o nei dintorni delle stazioni di Friedrichstrasse o dello Zoo. I prezzi sono di solito abbastnza abbordabili (circa 10 euro al giorno) E ci sono anche visite guidate di gruppo, sempre in bici. Senza contare i “Velotaxi”, specie di risciò berlinesi.

Ma l’intenso traffico di biciclette ha anche le sue note dolenti. I ciclisti berlinesi tendono spesso a ritenersi esenti dalle regole che valgono per le altre vetture, come se andare in bici conferisse loro una sorita di immunità: passano sul marciapiede e vi scampanellano sei voi pedoni osate intralciarli, sfrecciano a tutta velocità con il rosso tagliandovi la strada, e se per caso – da turisti inesperti – siete finiti per caso a piedi su una pista ciclabile, rischiate di brutto. Perché loro non si fermeranno.

Altri piccoli consigli utili: la polizia ogni tanto fa dei controlli a sorpresa. Meglio avere sempre freni e luci in ordine. I bambini possono andare anche sul marciapiede, ma gli adulti teoricamente no: se ci sono dei poliziotti in giro vi faranno scendere, o vi daranno una multa, a seconda del loro umore. Con la bici ovviamente si possono prendere i mezzi pubblici. Date però un’occhiata, sulla S-Bahn e sul treno, per prendere il vagone giusto, contrassegnato dal simbolo –ovviamente – di una bicicletta. E ricordate di prendere un biglietto (ridotto) anche per lei.

Unisco il link (in tedesco ma anche in inglese) di una pagina che vi fornisce automaticamente il percorso ciclabile tra due strade da voi scelte a Berlino…e buona pedalata!

http://www.bbbike.de/cgi-bin/bbbike.cgi

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