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La vera Berlino si trova al bar all’angolo: la Eckkneipe.

2 Mar da www.eckkneipen.wordpress.com

Eccoci sondare oggi – dopo gli Späti – un altro fenomeno tutto berlinese dal nome misterioso. Si chiamano “Eckkneipe”, i bar all’angolo. Ed effettivamente si trovano tutti sull’angolo di un palazzo, chissà perché. Hanno anche altre cose in comune tra loro: sono scuri, fumosi (e quindi vietati ai minori di 18 anni, perché in quasi tutti è consentito fumare) la birra costa poco, e soprattutto sono pieni di vecchietti.

Volete vedere dei vecchietti a Berlino?

Non è così facile. Li hanno tutti trasportati in periferia, credo, quando si è deciso che Berlino sarebbe diventata una città povera ma sexy. Come conseguenza logica i poveri ma non sexy, tipo i pensionati, sono spariti al margine della città. E quelli che si sono rimasti è perché si sono tutti nascosti nelle Eckkneipen e nessuno ha pensato di andarli a cercare lì (questa, almeno, è la mia ipotesi).

Delle Eckkneipe è raro vedere l’interno: tengono sempre la porta chiusa, in modo da mantenersi belle fumose, immagino. Le sedie e i banconi sono di legno scuro, l’illuminazione scarsa, e il personale scortese. Se manca uno di questi requisiti, è un fake per i turisti.

Io nelle Eckkneipe sono entrata solo qualche volta: di vecchietti ne vedevo abbastanza quando insegnavo italiano nelle scuole civiche della periferia, e loro si concedevano il sogno di imparare la lingua di un posto dove non avrebbero mai e poi mai avuto i soldi per andare. Eh sì: non ci sono solo gli italiani che sognano di andare a Berlino, ma anche qualche berlinese non di moda, non bello, non trendy, povero e soprattutto anziano, che in Italia ci andrebbe molto volentieri, e non se lo può permettere. That’s Berlin, folks…e se volete vedere un pezzo di Berlino autentica, fatevi un giro in una Eckkneipe (e se non fumate, dotatevi di una maschera antigas).

Lo Späti, il salvatore dei berlinesi.

27 Feb

Quando sono arrivata a Berlino, nel lontano anno 2000, la spesa del sabato era uno dei miei incubi ricorrenti. I negozi chiudevano alle quattro del pomeriggio (i supermercati) o alle due (tutto il resto). Morale: anche nei selvaggi anni della gioventù, quando il sabato lo si vorrebbe passare a ciondolare a letto, mi toccava uscire per tempo, se volevo arrivare fino al lunedì senza morire di fame.

Era una vita come in un paesino piccino picciò: e Berlino aveva ancora molto del paesi. Si trattava di un assurdo, buffo mix tra una città che si ritrovava di colpo ad essere capitale senza riuscire a prendersi troppo sul serio (non lo fa nemmeno ora),  anarchia, punk e punkettoni, case cadenti, caffè bui come in una canzone di Tom Waits, club illegali, gallerie d’arte illegali, vecchietti che ti insultavano se osavi attraversare la strada con il rosso, e negozi che chiudevano alle 14. Un mix molto particolare insomma, in cui bisognava barcamenarsi per non diventare schizofrenici– e in cui il sabato si era tenuti ad alzarsi presto.

Fino a che qualcosa è cambiato: i supermercati hanno cominciato a rimanere aperti addirittura fino alle sei. Poi fino alle sette. Poi alle otto, di pari passo con i cambiamenti della città che si modernizzava e si internazionalizzava sempre di più, e con i prezzi delle case che cominciavano a salire. Ora esistono addirittura supermercati aperti fino a mezzanotte (rari, però).

A Berlino, la certezza, il pilastro, il faro nella notte, non è il supermercato, e nemmeno il centro commerciale, ma lui, lo Späti: nomignolo affettuoso e familiare per il più serioso nome ufficiale, Spätkauf, ovvero il negozio che è autorizzato a vendere fino a tardi, addirittura tutta la notte, e addirittura la domenica.

Non pensate però che lo Späti riesca ad emulare i fasti di un ipermercato. E non è nemmeno una magica bottega orientale, anche se i proprietari sono solitamente turchi o vietnamiti. La funzione principale dello Späti è di provvedere ai veri, urgenti bisogni umani: ovvero alcool e sigarette.

Il vero Späti mostra orgoglioso file e file di bottiglie di birra ordinate secondo criteri imperscrutabili (Colore dell’etichetta? Provenienza? Gradazione alcolica?) nelle vetrine degli enormi frigoriferi. Poi ci sono vino, sigarette, e, a seconda dello Späti, anche altri generi considerati di prima necessità. Alcuni vendono pane tostato, biscotti, prosciutto di plastica rosa con venature violacee, formaggio di plastica bianca con venature giallastre, e hanno una piccola scelta di surgelati. Il mio, quello sotto casa, punta all’essenziale. Ci sono almeno diciotto tipi di birre diverse, almeno cinque di vino, alcune postazioni internet dall’odore inquietante, biscotti al cioccolato di provenienza russa e turca, latte intero a lunga conservazione, e patatine. Io sono una fedele compratrice dei biscotti al cioccolato – mi inquietano, ma sono buoni, ho sviluppato una strana forma dipendenza – e di latte, perché me lo dimentico sempre, e allora ne acquisto una confezione di ritorno dal cinema o dalla cena con amici. Poi ci sono gli Späti domenicali, quelli che di soppiatto aggiungono alla loro scelta di generi alimentari a lunghissima conservazione anche due o tipi di frutta e verdura. Non sono sicura che sia legale, e infatti spesso li celano sotto dei teli (come se così non si notassero). Ma la domenica sono sempre pieni di distratti o ritardatari come me, che comprano un paio di pomodori, un cetriolo e una bustina di formaggio dall’aspetto velenoso per la cena… spaetkauf-spati

Gita a Weissensee

17 Dic

Se capita anche a voi di avere giornate no, se vi è toccato in sorte, come a me, un temperamento saturnino, se il periodo natalizio vi sta dando il colpo di grazia e avete deciso di vedere che effetto fa arrendersi alla maliconia e farsi del male fino in fondo: il posto ideale è Weissensee, quartiere a nord est di Berlino, in una grigia mattinata di dicembre. Lo posso garantire personalmente. Una speciale forma di tristesse vi avvolgerà già in tram – e se siete in vena, potrete fare anche qualche interessante annotazione sociologica. Per esempio lo strano fenomeno per cui, quando si va da nord verso il centro, il mezzo è pieno di giovani gagliardi o di famigliole; nella direzione opposta (appunto verso Weissensee) ci sono solo vecchietti e vecchiette. Che questi vivono in un altro mondo lo si capisce dai cappelli. Gli uomini indossano berrette con la visiera uscite direttamente da un documentario sui lavoratori della Germania Orientale, le donne strane costruzioni in pelo. È la conferma che il quartiere di Weissensee non solo faceva parte di Berlino est vent’anni fa, ma lo è rimasto. Almeno in parte. Così ha mantenuto un’atmosfera tutta sua: qui il trendy non è arrivato, le facciate delle case sono ancora color topo, e al posto dei caffé ci sono farmacie, pompe funebri, discount ed estemporanee casette a due piani, col tetto a punta come nelle favole. Ci sono negozi tipo “Cucine dell’Est”, tanto per ribadire il senso di appartenenza ad un altro mondo, e assurdità come il ristorante “Osseria” (gioco di parole tra l’italiano “Osteria” e “Ossi”, diminutivo per indicare una persona della ex Germania Est: purtroppo per un italiano il risultato non è proprio invogliante).

Questo insieme, osservato attraverso le finestre azzurrine del tram, risulta dolcemente depressivo. Il lago Weisser See meta della mia gita “facciamoci del male” non è da meno: nebbia, scivoli deserti, e la costruzione anni Settanta del ristorante “Milchhäuschen” (“La casetta del latte”). Entro e capisco dove stavano andando tutti i vecchietti in tram: qui. Questo, penso, è il posto ideale per sentirsi malinconici fino in fondo e senza compromessi. Dalle finestre si vede il lago grigio, le pensionate (con dei cappelli più eleganti, segno di status sociale più elevato) mangiano montagne di patate arrostite in padella e chiacchierano di problemi di salute, sulle tovaglie stelline di carta stagnola tentano di ravvivare l’atmosfera. Purtroppo il conto, un po’ troppo elevato per un semplice caffé, provvede a concretizzare rapidamente il tutto. Mi rendo conto di avere una gran fame e nessuna voglia di patate arrosto. Sotto la pioggia il fascino di Weissensee si squaglia rapidamente. Ora di finirla con la malinconia, penso. Forse potrei andare a pranzare al ristorante “Osseria”. O forse meglio di no.

 

Ristorante „Milchhäuschen“, Parkstraße 33 a, 13086 Berlin

Consigliato a: in inverno a temperamenti malinconici e pensionati. In estate, a tutti.

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