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Stop killing your customers!

15 Feb
Video di Korpys & Löffler

Video di Korpys & Löffler

 

„Embedded Art“, mostra alla Akademie der Künste.

 

 

Deve essere una riflessione sul rapporto tra arte, media e guerra, ma comincia male: qualche installazione che sembra un videogioco, un po’ di iterattività, un po’ di rumori in sottofondo. Si cammina e si pensa: già visto, già sentito. Poi inizia a funzionare. In una sala 12 schermi, disposti simmetricamente, alternano immagini a ciclo continuo e riprese dei visitatori dai piani inferiori della mostra. Reazione del mio accompagnatore: io là sotto non ci vado, se devo essere filmato e se mi possono osservare da qua. Facciamo qualche considerazione su quante volte siamo ripresi, tracciati e archiviati senza rendercene conto. Poi è il turno di un video di Korpys & Löffler sull’utilizzo di una nuova arma, il Taser, che funziona come un elettroschock, e che alcuni poliziotti tedeschi imparano a conoscere provandolo su se stessi in un workshop. Impagabili le espressioni di quelli che stanno per essere colpiti, i colleghi che sorridono tenendoli immobili sotto le spalle. È una prova da uomini, come una specie di iniziazione, poi il colpo parte, la vittima urla, cade a terra. I sorrisi si gelano per un attimo e compare la paura. Se la fanno passare presto: il collega viene aiutato a rialzarsi e congratulato con pacche sulla schiena. Uno di loro descriverà l’esperienza così: “È come se ti sfilassero dal corpo tutti i nervi”. A proposito di armi come il Taser, pensate per immobilizzare ma non uccidere, cinque quadri tra il surrealista e il naif di Moritz ® raffigurano altrettanti “Mostri della pace”, ovver colonnelli e maître à penser delle gerarchie militari che utilizzano forme astruse di psicologia e parapsicologia per escogitare armi alternative – che poi si rivelano essere forme forse più raffinate di tortura. “Stop killing your customers!”, smettete di uccidere i vostri clienti, è il motto di uno di questi amici dell’umanità. Poi ci sono foto  dalle zone di guerra, interviste, documentari la cui durezza è tanto necessaria quanto istruttiva – come quello sui “donatori” di organi di un sobborgo di Manila. Si esce dalla mostra sapendo alcune cose più di prima, o per lo meno con un po’ più di curiosità – e di inquietudine. Ma per fortuna non manca il necessario pizzico di ironia: le guide della mostra indossano sì giubbotti antiproiettile, ma a quadrettini, ton sur ton con la camicia. Il difetto: la visita guidata, nelle cantine della Akademie der Künste,  è in tedesco.

 

Embedded art. Kunst im Namen der Sicherheit
Akademie der Künste, Pariser Platz 4, Berlin-Mitte
24.01.2009 – 22.03.2009
Martedì-domenica, 11.00 – 20.00.

 

 

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