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Via gli artisti dagli atelier della Willner Brauerei a Berlino

20 Lug

willner brauerei

Era un piccolo pezzo di anarchia in un quartiere ormai completamente conquistato dai “bobo”, dalla borghesia bohemien: una serie di atelier di artisti in un vecchio birrificio, la Willner Brauerei, appena un poco più a nord della zona più turistica di Prenzlauer Berg.

Ci sono stata pochi giorni fa, a trovare un’amica che crea gioielli e per vivere fa la guida in un museo. Si respirava un’aria (lo so, sono una nostalgica) come tanti anni fa: porte aperte, una collezione di bottiglie di birra vuote sulle scale, in cortile dei bambini a giocare e artisti griglianti. Ovviamente ogni idillio dura poco, soprattutto in una Berlino dove ormai gli immobili valgono oro: l’immobile è stato venduto e gli artisti dovranno lasciare il loro atelier. Per far posto a cosa?

I nuovi proprietari assicurano che l’area del vecchio birrificio rimarrà accessibile al pubblico, dopo i lavori. E che ci sarà un ristorante. Per ora restano la pizzeria e il biergarten, ma solo fino al 2018. Poi due anni di chiusura totale per lavori.

21 Apr

L’illustrazione per ragazzi a Berlino.

Se vi piace l’illustrazione per ragazzi, che in  Italia gode di lunga e onorata tradizione,FB_IMG_1461228649651 non perdete la mostra organizzata dall’Istituto italiano di cultura di Berlino, con opere di autori del calibro di Lorenzo Mattotti e Roberto Innocenti, ma anche di “emergenti” come Mara Cerri, Olimpia Zagnoli e molti altri.

L’inaugurazione di “L’illustrazione per ragazzi: eccellenze italiane” è giovedì 21 aprile 2016, ore 19, presso l’IIC di Berlino, Hildebrandstrasse 2. Al vernissage partecipano anche Mara Cerri, la curatrice Anna Castagnoli e il giornalista del Sole 24 Ore Stefano Salis.

I ciclisti a Berlino? Pericolosissimi. Lo dice la statistica sugli incidenti stradali del 2014.

29 Apr

Lo ammetto: io con i ciclisti a Berlino ho il dente avvelenato. Mi sono vista tagliare la strada troppe volte (io, pedone, col verde; loro, i bicicli, con il rosso, sbucando improvvisi dalla fila di auto in attesa; e se osi protestare ti becchi pure gli insulti). Troppe volte mi sono sentita scampanellare o sfiorare da ciclisti impazienti perché, io, pedone, sul marciapiede osavo fermarmi, sostare a guardare una vetrina, o cambiare improvvisamente direzione (sempre sul marciapiede) senza segnalarlo. Troppi racconti di incidenti, tra cui il figlio di un mio conoscente, indovinate un po’, sempre sul marciapiede, investito da, indovinate un po’, un ciclista. Risultato: braccio rotto per il bambino e ciclista pirata che manco si è fermato.

Insomma: avrò pure il dente avvelenato, ma secondo me la bicicletta sui berlinesi ha un effetto deleterio. Anzi, nefasto. Invece di farli rilassare, godendosi le larghe piste ciclabili e l’aria fresca, trasforma innocui padri di famiglia, cortesi professioniste, impiegati modello e leggiadre studentesse in tanti Mr Hyde pronti a sfogare le frustrazioni della loro giornata sugli innocenti pedoni. Perché è questo il dramma. I ciclisti folli non sono ubriachi che si mettono alla guida dopo serata di gozzoviglie, ma normalissime persone trasformate dal fatto di avere una bicletta sotto le chiappe in centauri senza regole. Forse il fatto di essere ecologici e sani li fa sentire a priori dalla parte della ragione, senza badare a sottigliezze come la sicurezza prorpria e altrui o il codice stradale; cose per gli stupidi bipedi, per i lenti, per i pensionati, per i bambini, tutti intralci sulla loro inarrestabile corsa. Che come intralci vanno trattati e nel caso elminati.

Questa è sempre stata la mia impressione; ma gli amici, soprattutto i ciclisti, mi hanno sempre zittita, tacciandomi di esagerazione. Oggi però il report ufficiale sugli incidenti stradali del 2014 a Berlino conferma tutte le mie impressioni. “L’aggressività per strada è aumentata in modo drammatico”, dice al quotidiano Berliner Zeitung il responsabile della statistica. Io, ancora automaticamente abituata al traffico italiano, penso: l’aggressivitá degli automobilisti. Invece no: si parla proprio dell’aggressività dei ciclisti, conclamata, ormai, tanto che l’anno scorso ha provocato addirittura la morte di due pedoni. Insomma, bellezze in biciletta: non lasciate la bici, no, ma quantomeno rallentate. E controllate che non arrivi nessuno, se passate con il rosso o girate dove è proibito. Saremo tutti più di sani e di buonumore e voi arriverete lo stesso in tempo là dove dovete arrivare.

Lo Späti, il salvatore dei berlinesi.

27 Feb

Quando sono arrivata a Berlino, nel lontano anno 2000, la spesa del sabato era uno dei miei incubi ricorrenti. I negozi chiudevano alle quattro del pomeriggio (i supermercati) o alle due (tutto il resto). Morale: anche nei selvaggi anni della gioventù, quando il sabato lo si vorrebbe passare a ciondolare a letto, mi toccava uscire per tempo, se volevo arrivare fino al lunedì senza morire di fame.

Era una vita come in un paesino piccino picciò: e Berlino aveva ancora molto del paesi. Si trattava di un assurdo, buffo mix tra una città che si ritrovava di colpo ad essere capitale senza riuscire a prendersi troppo sul serio (non lo fa nemmeno ora),  anarchia, punk e punkettoni, case cadenti, caffè bui come in una canzone di Tom Waits, club illegali, gallerie d’arte illegali, vecchietti che ti insultavano se osavi attraversare la strada con il rosso, e negozi che chiudevano alle 14. Un mix molto particolare insomma, in cui bisognava barcamenarsi per non diventare schizofrenici– e in cui il sabato si era tenuti ad alzarsi presto.

Fino a che qualcosa è cambiato: i supermercati hanno cominciato a rimanere aperti addirittura fino alle sei. Poi fino alle sette. Poi alle otto, di pari passo con i cambiamenti della città che si modernizzava e si internazionalizzava sempre di più, e con i prezzi delle case che cominciavano a salire. Ora esistono addirittura supermercati aperti fino a mezzanotte (rari, però).

A Berlino, la certezza, il pilastro, il faro nella notte, non è il supermercato, e nemmeno il centro commerciale, ma lui, lo Späti: nomignolo affettuoso e familiare per il più serioso nome ufficiale, Spätkauf, ovvero il negozio che è autorizzato a vendere fino a tardi, addirittura tutta la notte, e addirittura la domenica.

Non pensate però che lo Späti riesca ad emulare i fasti di un ipermercato. E non è nemmeno una magica bottega orientale, anche se i proprietari sono solitamente turchi o vietnamiti. La funzione principale dello Späti è di provvedere ai veri, urgenti bisogni umani: ovvero alcool e sigarette.

Il vero Späti mostra orgoglioso file e file di bottiglie di birra ordinate secondo criteri imperscrutabili (Colore dell’etichetta? Provenienza? Gradazione alcolica?) nelle vetrine degli enormi frigoriferi. Poi ci sono vino, sigarette, e, a seconda dello Späti, anche altri generi considerati di prima necessità. Alcuni vendono pane tostato, biscotti, prosciutto di plastica rosa con venature violacee, formaggio di plastica bianca con venature giallastre, e hanno una piccola scelta di surgelati. Il mio, quello sotto casa, punta all’essenziale. Ci sono almeno diciotto tipi di birre diverse, almeno cinque di vino, alcune postazioni internet dall’odore inquietante, biscotti al cioccolato di provenienza russa e turca, latte intero a lunga conservazione, e patatine. Io sono una fedele compratrice dei biscotti al cioccolato – mi inquietano, ma sono buoni, ho sviluppato una strana forma dipendenza – e di latte, perché me lo dimentico sempre, e allora ne acquisto una confezione di ritorno dal cinema o dalla cena con amici. Poi ci sono gli Späti domenicali, quelli che di soppiatto aggiungono alla loro scelta di generi alimentari a lunghissima conservazione anche due o tipi di frutta e verdura. Non sono sicura che sia legale, e infatti spesso li celano sotto dei teli (come se così non si notassero). Ma la domenica sono sempre pieni di distratti o ritardatari come me, che comprano un paio di pomodori, un cetriolo e una bustina di formaggio dall’aspetto velenoso per la cena… spaetkauf-spati

I mezzi pubblici di Berlino ti amano – o no?

25 Feb

Ho da poco ricevuto una mail di una lettrice del blog che si lamentava della maleducazione dei controllori sulla S-Bahn di Berlino (ricordiamo che non ci sono sbarre all’ingresso, ma controlli random effettuati sui mezzi), ipotizzando addirittura che fossero dei piccoli delinquenti che truffavano i viaggiatori.

In realtà è molto probabile che fossero controllori veri e propri: sono in borghese, e non so se per incutere rispetto spesso sono vestiti come se stessero andando a rapinare una banca, total black, barba lunga e occhio alcolizzato. In più sono famosi per essere scortesi, intransigenti (anche con chi chiaramente ha sbagliato in buona fede) e molto maleducati. Ho assistito io stessa ad una scena in cui un ragazzo (apostrofato malamente dai controllori perché, distratto dalla lettura del giornale, non aveva risposto immediatamente al loro “invito” di mostrare il biglietto) chiedeva di essere interpellato con rispetto, in quanto viaggiatore pagante, e ne nasceva quasi una rissa.
A me è capitato che mi venisse richiesto il biglietto addirittura sulla banchina della S-Bahn: il fatto che mi trovassi lì, secondo gli arguti controllori, presupponeva una mia intenzione di prendere i mezzi, o di essere appena scesa, quindi….(è seguita ovvia discussione animata che qui non riferisco per rispetto dei possibili lettori minorenni).

Questo per quel che riguarda i controllori del treno urbano, gestito dalla Deutsche Bahn. Ma i mezzi pubblici di Berlino in generale non hanno la fama di essere particolarmente “customer friendly”. Tutto al contrario. Voci raccontano (ma non so se siano vere) che i primi messaggi automatici “zürück bleiben, bitte” quando si chiudono le porte della metropolitana abbiano dovuto essere cancellati e rifatti, perché troppo scortesi: non una richiesta, ma un ordine abbaiato dal microfono. Insomma, la BVG, gestore di metro, tram e bus, ha da tempo un problema di immagine notevole e sta cercando di risolverlo nel modo più classico: con una nuova campagna pubblicitaria e iniziative dagli effettetti discutibili.

Sulla U2, per esempio, ora le fermate sono annunciate (sempre e solo in tedesco, ovviamente) da VIP berlinesi: cosa che le rende ancora più incomprensibili ai turisti, e fa andare i pedolari come me, che si devono sorbire lo stessa battuta e la stessa presentazione due o tre volte al giorno, fermata dopo fermata, completamente fuori di testa.

Io ho un abbonamento perenne, praticamente a vita, ai mezzi pubblici di Berlino (compreso pure il traghetto, che un giorno andrò apposta su un lago per prenderlo) e alla BVG, nonostante i guidatori di bus maleducati e i controlli ancora più maleducati, ci sono affezionata. Alla fine metto in conto a anche un biglietto caro e un po’ di scortesia, pur di potermene andare dove mi pare senza dover ricorrere all’auto.

E ammetto anche la nuova pubblicità della BVG non mi dispiace per nulla, anche se il motto “La BVG ti ama” non mi sembra poi troppo azzeccato. Il resto però è carino.
Su uno dei manifesti che tappezzano ora le fermate della metro c’è un ragazzo vestito da donna (reduce da un party selvaggio, supponiamo) che dorme profondamente in un vagone del tram, nella luce dell’alba, con la scritta, in dialetto berlinese: “Alle quattro e mezza del mattino non ti passa a prendere nemmeno tua madre”. E sotto, nell’occhiello: “Perché noi ti amiamo”.

Ora, del fatto che la BVG mi ami davvero dubito un po’, ma che mi porti a casa anche alle quattro del mattino, almeno il fine settimana, è un dato di fatto. E già questo non è per niente male.

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“A quest’ora non passa a prenderti nemmeno tua madre. Noi sì.” I mezzi pubblici a Berlino

23 Feb

Riprendo il blog dopo una lunga pausa: alle volte Berlino mi stufa talmente che non ho nemmeno voglia di raccontarla.

Perché a viverci dentro per tanto tempo addirittura la capitale tedesca perde la sua aura hipster-trendy-creativa, e diventa una città come tutte le altre. Andare al lavoro, tornare dal lavoro, le tasse, il dottore, la burocrazia e quelle tante piccole difficoltà che ti fanno disaffezionare ad un posto.

Alle volte (soprattutto d’inverno, nel grigiore monotono dei giorni) perdo anche di vista le cose per cui mi piace vivere qui: per esempio i mezzi pubblici, che coprono quasi ogni parte di Berlino come una capillare ragnatela. E non è poco, se considerate che Berlino ha una superficie di circa 890 km quadrati per circa 3.5  milioni di persone (ci stiamo belli larghi, effettivamente).

I mezzi pubblici per me sono essenziali. Causa irrimediabile imbranataggine, ho sempre odiato guidare e vivere qui mi ha restituito una meravigliosa sensazione di indipendenza: sono una cittadina come tutti gli altri, anche senza le quattro ruote.

La BVG (l’azienda che gestisce tram, metro e bus) e la Deutsche Bahn (che gestisce la S-Bahn, il treno urbano) funzionano anche di notte (dal venerdì alla domenica anche tutta la notte, infrasettimanalmente più o meno fino all’una), e sono usate da tutti.

Di modo tale che –  a parte i momenti di crollo e di sciopero,  soprattutto della S-Bahn – puoi godere di quella meravigliosa sensazione che sai che più o meno arriverai al lavoro o ai tuoi appuntamenti in orario.  E che la sera puoi uscire, andartene al cinema all’altro capo della città e tornare da sola senza doverti fare troppi problemi, anche se appartieni al genere femminile.

Il prezzo da pagare è alto, ma non in senso metaforico: è proprio il prezzo del biglietto ad essere salatissimo. La sola andata (non potete usare il biglietto per rifare lo stesso percorso all’incontrario, pena la multa) per un adulto costa 2.70 nella zona centrale AB. Se avete con voi la bici, ricordate di fare un biglietto anche per lei (1,80) E anche per il vostro cane (1.70 Euro). E non chiedetemi il perché della differenza di prezzo di dieci centesimi tra il cane e la bicicletta, non la so.

Ad ogni modo, tutto sui biglietti, i costi, e le possibilità di comprare biglietti giornalieri, settimanali o per piccoli gruppi lo trovate qui:

http://www.berlin.de/it/turismo/informazioni/1772016-3020793-biglietti-tariffa-reti-di-linee.it.html

Non è schwül (afoso) ma schwul (gay). Le trappole della lingua tedesca e una festa di strada tutta dedicata all’arcobaleno. A Berlino, ovviamente.

13 Giu

I berlinesi hanno un modo tutto loro di percepire le temperatura. Ci sono 27 gradi, un venticello assai piacevole, il sole che gioca a nascondino dietro le nuvole: ecco, questa è secondo loro una giornata afosa: schwül. Coi puntini sulla ü.

Da non confondersi con Schwul, che vuol dire omosessuale (per me, che non riesco assolutamente a distinguere all’udito le u dalle ü, una sfida impossibile). Però so che a Berlino per il prossimo fine settimana è previsto tempo afoso e una allegra festa di strada con i colori dell’arcobaleno: la Lesbisch-Schwules Stadtfest, appunto.

Il programma è all’insegna del motto “Stessi diritti per persone diverse” e prevede forum di discussione, party, Djs, musica dal vivo, stands di ogni tipo, dai cocktail esotici a quelli di biancheria intima particolarmente fantasiosa. Il tutto in preparazione alla grande e coloratissimo corteo gay che si terrà tra due settimane, il Christopher Street Day. Ma questo in un prossimo post.

La “Lesbisch-Schwules Stadtdfest” si terrà il 14 e il 15 giugno nella Motzstrasse, nel quartiere di Schöneberg.

http://www.regenbogenfonds.de/index_de.php

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