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Anima tedesca, manuale per l’uso: il fazzoletto

24 Nov

„Se tu in metro vedi qualcuno piangere disperatamente gli allunghi un fazzoletto?“, mi scrive un amico.  La domanda non è, come a prima vista si potrebbe pensare, un dilemma etico astratto, ma molto pratico, e si riferisce agli usi e costumi della nazione dove i casi del destino ci hanno portato abitare.

E allora traduco la domanda per chi non è esperto della profonda, sensibile, ma immensamente  schiva  anima tedesca: cosa fare in un caso come questo? Seguire il proprio istinto e „immischiarsi“, allungando il famoso fazzoletto, oppure rispettare la privacy altrui (cosa su cui i tedeschi sono molto sensibili) e immergersi nel proprio libro o nel proprio ipod, facendo finta di niente?

Il vero tedesco fa finta di niente. A me è capitato: piangevo (non perché ero particolarmente triste, ma perché mi si era appena rotta una mano, proprio sul bus, e mio malgrado mi spuntavano evidenti lacrime di dolore) e accanto a me il pargolo, ancora più spaventato della sottoscritta, singhiozzava con talento veramente drammatico. Tutti gli altri passeggeri, imbarazzati per noi che facevamo mostra del nostro dolore in modo così poco contegnoso, si limitavano ad osservarci fuggevolmente per poi concentrarsi sulla punta delle proprie scarpe, o sul panorama fuori dal finestrino.

Si tratta di egoismo, di disinteresse per il prossimo? Ho discusso la questione con un’amica davanti a un bel piatto di anatra alla tailandese e – forse messe di buon umore dalla birra e dallo stomaco pieno – siamo arrivate a questa conclusione: no.

Ci sono spesso persone pronte ad aiutare;  a farti notare che hai lasciato il cappello sul sedile della metro (cosa che mi succede in continuazione) o che hai dimenticato lo zainetto aperto (cosa che mi succede altrettanto spesso). Persone che si fermano se qualcuno si è ferito, che controllano se parcheggiando urtate la macchina davanti o dietro (che non è la loro: ma sono fatti così, è il loro connaturato senso civico), o intervengono  se vedono un bambino piccolo rimasto da solo per strada, o che sono disposte a fare da testimoni se qualcuno ha urtato la vostra bicicletta. Anche persone che si immischiano per impedire le risse.

No, non è disinteresse.  Si tratta piuttosto di rispetto per la privacy, esagerato e portato all’estremo: per cui se una persona sta male, bisogna capire prima di tutto se desidera essere aiutata o meno. Una complicazione non da poco. E quindi, il fazzoletto, non si sa proprio se lasciarlo in tasca o no.

Berlino, o l’amore in metropolitana

11 Nov

Lo sanno, i tedeschi, di essere degli inguaribili romantici? A vederli, silenziosi e concentrati sui loro libri e giornali, in tram o in metropolitana, non si direbbe proprio.

Ma il fatto è che, come dice la canzone di un gruppo tedesco qui molto famoso, „die Deutsche flirten sehr subtil“, i tedeschi flirtano in modo molto sottile. Tanto che quello che per noi si riduce solitamente a un gioco senza troppo importanza – uno scambio di sguardi un po’ più insistente del solito sui mezzi pubblici – qui diventa un affare di cui si occupa addirittura, ufficialmente, l’azienda trasporti berlinese. Che ha messo a disposizione dei possibili futuri innamorati che non sanno cogliere l’attimo fuggente un sito che funziona in modo non troppo diverso da un lampione su cui attaccare un bigliettino (altro mezzo, più fai da te, per ottenere lo stesso scopo). Un ragazzo, per esempio, per cerca „gli occhi grgio azzurri più belli che abbia visto in vita sua“, incontrati sul bus 171. Li ritroverà? Speriamo. Per intanto ci godiamo l’inaspettato romanticismo dei funzionari dell’azienda trasporti pubblici, che hanno soprannominato l’iniziativa „I miei attimi“.

Attimi, in realtà, destinati a durare sempre più a lungo, visti i continui guasti che stanno mettendo a dura prova i nervi dei pendolari berlinesi. O che sia anche questo un sistema per favorire gli scambi interpersonali?

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