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Cosa fare a Berlino: le immagini del terrorismo in una mostra fotografica

3 Dic

Finisce domani a Berlino una mostra fotografica difficile – nel senso di non piacevole, impegnativa – ma interessante.

Si tratta di un percorso di riflessione, attraverso le opere di diversi artisti contemporanei, sul rapporto tra il terrorismo e la sua rappresentazione in immagini: e quindi si tratta di ripercorrere momenti che hanno segnato la nostra epoca (l’undici settembre, naturalmente, ma anche le olimpiadi di Monaco del 1972, o gli attentati della RAF e delle Brigate Rosse) non solo „rivivendoli“ emozionalmente attraverso le fotografie che li hanno fatti diventare parte dell’immaginario collettivo, ma facendosi delle domande proprio su queste fotografie. Che hanno creato appunto una vera e propria simbologia del terrorismo, che sono state usate come propaganda da entrambi i fronti, e che gli artisti che partecipano alla mostra si sono impegnati a montare e smontare, facendosi delle domande come: quanto sono state manipolate le immagini? E quanto le immagini servono a manipolare? Domande destinate a rimanere senza risposta, ovviamente, ma che la mostra dal titolo „unheimlich vertraut“, che si potrebbe tradurre „inquietante e familiare“ – ha il merito di porre. Se si vuole visitarla, però, bisogna preprarsi a leggere (tanto) in tedesco o in inglese; sennò, come spesso nell’arte contemporanea, si rischia di perdere l’essenziale.

“Unheimlich vertraut-“, fino a domani, c/0 Berlin,

Oranienburger Str 35/36 . 10117 Berlin

http://www.co-berlin.info/programm/exhibitions/2011/unheimlich-vertraut–bilder-vom-terror.htm

 

Di cosa si parla in Germania: il terrorismo neonazi

17 Nov

Mentre in Italia si parla del nuovo governo e delle sue possibilità di sopravvivenza, le prime pagine dei giornali tedeschi si occupano di tutt’altro: dei tre terroristi neonazi che negli ultimi 13 anni hanno ucciso otto turchi, un greco (tutti piccoli commercianti) e una poliziotta tedesca.

Sono molte le questioni che la Germania si pone: il fallimento dei servizi segreti, incapaci, nonostante i 24 fascicoli sui tre, di identificare gli assassini e la loro matrice politica; il ruolo dei cosiddetti „infiltrati“ dei servizi segreti; la necessità di coordinare le informazioni a livello federale (ed è veramente inquietante apprendere che finora non sia stata creata una banca dati centrale sugli attivisti di estrema destra); e di nuovo la possibilità o meno di proibire l’NPD.

Ma al di là di tutte queste legittime e pressanti questioni, e il soffermarsi sui dettagli macabri, come il video trovato nell’appartamento in cui due dei terroristi si sono suicidati, dove immagini degli assassini sono montate con quelle della pantera rosa, c’è un’altra domanda che non solo i parenti delle vittime, ma anche una parte della comunità turca e della Germania si pone: come mai, per un lungo periodo di tempo, le vittime sono stati i primi sospettati? Come mai, automaticamente, si è pensato (e indagato) sulla mafia, su problemi di debiti, di regolamenti di conti interni alla comunità, e non si sono seguite altre piste? Anche questa è una domanda che attende risposta. E su cui si può riflettere a lungo.

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