Archivio | gennaio, 2012

Il capitano che ha fatto affondare la nave non poteva che essere italiano. Così almeno pensa lo Spiegel.

24 Gen

l motto di un poeta francese che amo particolarmente è „La stupidità non è il mio forte“. Per questo metterei volentieri direttamente nel dimenticatoio questo stupido articolo di un giornalista evidentemente in cerca di un po’ di clamore, di un giornale che non esito a definire la Bild della media borghesia che fa finta di sentirsi intelligente: lo Spiegel. Ma quando la stupidità diventa troppa, e soprattutto si autogiustifica e si autoelogia di „originalità“ cercando di smerciare in questo modo razzismo e nazionalismo, come in questo caso, allora mi dà veramente troppo fastidio. Quindi qui traduco parti dell’articolo e lascio ai posteri l’ardua sentenza. Ci tengo però a sottolineare una cosa: che nel servirsi di tutti i cliehé possibili e immaginabili sugli italiani, il tedeschino in questione riesce a confermare tutti, ma proprio tutti, i nostri pregiudizi sui tedeschi: afflitti da complesso di superiorità nei nostri confronti che nasconde un altrettanto grosso complesso di inferiorità, arroganti, e soprattutto tanto, tanto razzisti. Per fortuna che i tedeschi che conosco io sono diversi. Evidentemente non comprano né leggono lo Spiegel: quindi, non sapendo che io sono una povera italiana un po’ cretina e incapace di una qualsiasi prestazione positiva, mi parlano ancora. E io, non sapendo di avere a che fare con un popolo superiore, li tratto da amici. Che fare? Potrei ritirarmi in spiaggia, come fanno tutti gli italiani, a spalmarmi di olio solare a fare affondare le navi, mentre i tedeschi fanno andare avanti l’Europa. In realtà preferisco continuare a lavorare, a pagare le tasse (alla Germania) e ad avere come amici simpatici tedeschi per niente afflitti da complesso di superiorità. Alla faccia dello Spiegel e dei suoi pregiudizi.

 

“Qualità nazionali. Fuga all’italiana. Di Jan Jan Fleischhauer

Il carattere nazionale è un’invenzione di ieri, impariamo a scuola, e i cliché non servono a niente. Ma è veramente così? Considerazioni inattuali sulla rotta sbagliata di un capitano italiano. Mano sul cuore: si è stupito forse qualcuno del fatto che il capitano della nave che ha fatto naufragio Costa Concordia fosse italiano? Possiamo immaginarci che una manovra del genere, inclusa la fuga finale, potesse essere compiuta da un tedesco o, magari meglio, da un capitano inglese? Conosciamo questo tipo d’uomo dalle vacanze in spiaggia: un uomo tutto gestualità, principalmente inoffensivo, basta che non gli diamo in mano oggetti troppo grossi. Lo sport nazionale italiano è „fare bella figura“, cioè fare impressione sugli altri. Schettino voleva fare una bella figura, purtroppo ha incrociato uno scoglio. Ok, sono stato scorretto. Ci siamo disabituati a giudicare i nostri vicini secondo stereotipi culutral. Non è corretto, o peggio, è razzista (anche se dobbiamo ancora chiarire fino a quanto gli italiani costituiscano una razza a sé…)[….]”

L’autore prosegue giustificando il fatto che i cliché nazionali, nascono da caratteristiche oggettive, come le differenze sessuali. E che purtroppo i tedeschi hanno un problema ad ammetterlo. Anche se il fallimento dell’Euro nasce proprio dal fatto che non si è tenuto conto di queste differenze. „Non bisogna ricorrere alla dottrina dell’ereditarietà per arrivare alla conclusione che le nazioni si sono differenti tra loro. Ci sono ragioni climatiche, anche il linguaggio gioca un ruolo“- Per arrivare alla conclusione: „Se parliamo ora delle diverse capacità di prestazione die paesi, allora è solo un altro modo di dire che certi clichée sono giustificati. Per capire che con l’Euro ci sarebbero stati die problemi non bisogna aver studiato economia. Un giro a Napoli o sul Peloponneso sarebbe bastato per capire“.

P.S. Spiego a mio figlio di nove anni cosa sto scrivendo e quanto sono stupidi i pregiudizi. Lui mi dà ragione, ma commenta: “mamma, lo metti sul tuo blog? Tanto non lo leggerà nessuno”. Ha ragione. Mica sono lo Spiegl io.  Ma in qualche modo ne sono contenta.

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Metà bicicletta, metà sedia a rotelle: a tutta velocità sulla Schönhauserallee…

3 Gen

Originariamente volevo parlarvi di un lago. Berlino è circondata da laghi, molti dei quali facili da raggiungere con i mezzi pubblici. Per esempio lo Schlachtensee, nel cuore del quartiere di ville e villette Zehlendorf. Scendete dalla metropolitana (per essere più precisi la S 1) e vi trovate nel verde, a passeggiare. In estate potete fare il bagno e in inverno (quantomeno negli inverni più rigidi) potete anche camminare sul lago ghiacciato, che è una bellissima sensazione. Ma la cosa più bella che ho visto oggi non è il lago, no. È una visione che ho avuto andando a prendere il treno, sulla trafficatissima Schönhauser Allee.

Sulla pista ciclabile è passata a tutta velocità davanti ai miei occhi una strana costruzione: per metà bicicletta (dietro) e per metà sedia a rotelle (davanti).
Sulla sedia a rotelle stava seduta comodamente una signora anziana e sorridente, con i capelli bianchi scompigliati dall’aria. Sulla bicicletta pedalava ua tutto gas un signore altrettanto anziano, ma molto in forma, che sembrava molto contento di spingere la sua metà (non so perché, ho supposto subito che fossero una coppia). Mai un handicap mi è parso più lieve. E una coppia più affiatata. Sono rimasta di buonumore tutto il giorno. E dentro di me ho pensato, non so se a ragione o a torto: solo  a Berlino si possono vedere cose così.

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